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DOGMA FUMETTO Intervista a Vars VonLier
di
Skalda e mauZ
L'alba lattiginosa sembrava attenderci da chissà quanto; appena il tempo di respirare la polverosa aria dell'aereoporto di Copenaghen e siamo di nuovo in movimento. Ci muoviamo in due, scriviamo come uno, siamo reporter dell'arte sequenziale, e questo è quanto.
Siamo stati spediti in questo luogo dimenticato dalla civiltà -si, proprio quella civiltà composta da ingorghi stradali e da hamburger di plastica- per un lavoro che travalica quello che è il nostro abituale campo d'indagine, addentrandosi negli oscuri meandri della settima arte.
Siamo qui per risolvere dei dubbi, dubbi che non coinvolgono soltanto noi, dubbi che avranno almeno sfiorato la più letargica delle vostre menti di lettori. Perlomeno, di questo sembrano essere convinti dalla redazione, ed in realtà, questo è anche l'unico motivo per cui siamo qui. L'unico modo, per voi di risolvere i vostri dubbi e per noi di ritornarcene a mangiare cibi transgenici in affollate città, è quello di usare come biglietto aereo un'intervista con il regista danese Vars VonLier.
E perché mai due reporter dell'arte sequenziale stanno dietro ad un regista cinematografico? Le cose si spiegheranno da sole, non c'è di che preoccuparsi, sappiate intanto che nonostante dalle vostre parti non sia noto come in patria, Vars è il vero ispiratore del Dogma95, avendo girato ben tre film perfettamente dogmatici prima della datazione ufficiale delle fondamenta del movimento, avvenuta nella primavera del 1995 proprio in questa Copenaghen che stiamo frettolosamente attraversando. Intervistare colui il quale ha dato il "la" a questo movimento, ci permetterà forse di capire meglio le basi della rivoluzione che lo stantio mercato del fumetto italiano attendeva da tempo? Proprio oggi, dopo l'uscita del primo fumetto dogmatico italiano (Ti amo anch'io di Dario Morgante e Antonio Pepe), ed ancora di più ora che stiamo entrando in casa vonTrier?
Dove il suo più noto cugino Lars potrebbe sembrare un esperimento genetico, la risultante di un incrocio fra Steven Spielberg e un viggei della MTV danese, il nostro uomo appare come un tranquillo vecchietto; siamo pronti a tutto, ma quando le apparenze ingannano, solitamente comincia male. Esattamente al contrario di quanto sembrerebbe dimostrare la creazione di un manifesto come quello del Dogma95, nei suoi occhi vediamo brillare la luce di una fervente intelligenza, ma forse tutto questo non ci interessa, in realtà noi non siamo qui per parlare di cinema; qui non si scherza, qui si parla di fumetti.
La forma ci impone -però- di rivolgere almeno un paio delle "domande di rito" al vecchio Vars, scocciano lui quanto noi, ma ci sono delle regole -e non solo quelle dogmatiche- e nessuno se ne può tirare fuori.
Attacco io, il mio collega si tiene in disparte e aspetta il momento migliore per intervenire, questo potrebbe darci un certo margine di vantaggio.
FdC: Mr. VonLier come ricorda il momento della nascita di Dogma95 ?
VVL: Prima di Dogma95 il cinema era morto, stava morendo ormai dagli anni sessanta. Il compito principale del regista era diventato quello di ingannare il pubblico, e che cosa ci sarebbe da andarne fieri? Per Dogma95, il cinema non e' un'illusione! Dogma95 è una speranza di rinascita!
FdC: Si spieghi meglio, quali sarebbero le finalità dell'operazione?
VVL: Semplice. Pubblicità e orgoglio. Senza falsa modestia posso dire di essere fra i migliori sulla piazza. [sorride] Ma ero stufo del pubblico elitario dei festival e dei "critici specializzati". Deprimenti, non è vero? Col nostro piccolo espediente, io e alcuni colleghi, ci siamo assicurati una certa quantità di pubblicità gratuita, spazio sui giornali e attenzione di pubblico, niente di più di quello che ci meritavamo. Naturalmente.
FdC: La sua franchezza è piacevolmente sconvolgente, Mr.VonLier.
VVL: Il mio cinema parla per me, ed il successo del Dogma95 non è che il giusto riconoscimento alla qualità.
FdC: Ma non siamo qui per parlare del suo cinema. Il suo cinema parla per lei, e noi non siamo sicuri di volerlo stare a sentire. Siamo qui per parlare del DogmaFumetto, libero adattamento del Dogma originale alle peculiarità del mezzo fumettistico; immagino che lei sappia di cosa stiamo parlando.
VVL: Di Ti amo anch'io di Dario Morgante e Michele Pepe, il primo fumetto dogmatico in assoluto. Io m'interesso di tutte le arti, anche quelle minori. DF poteva servire a risollevare le sorti di questo piccolo medium, afflitto dalla disaffezione di pubblico. Ho comunque saputo che è stato letto ed approvato da Lars.
FdC: Lei è quindi un lettore di fumetti?
VVL: Naturalmente sì, di quelli meritevoli.
FdC: Lei sostiene che DogmaFumetto poteva risollevare le sorti dell'arte sequenziale, cosa intende dire?
VVL: A volte c'è bisogno di qualcuno che dica allo spettatore, di qualunque forma d'arte, dove sta venendo ingannato. In questo il fumetto non è diverso dal cinema, in questo tutte le arti sono uguali.
Di contro, bisogna anche chiarire che le modalità del cinema non sono le stesse del fumetto, quello che è buono per uno, non è detto sia buono per l'altro.
FdC: Vogliamo vederle assieme queste regole? Facciamo un parallelo fra DogmaCinema e DogmaFumetto.
VVL: Bene, iniziamo dal primo Dogma:
Le riprese devono essere fatte dal vero. Non devono essere costruiti "set" che non possano essere trovati nella realtà. Se un particolare set è necessario per le riprese, queste devono essere fatte dove ciò che viene ripreso esiste davvero.
Questa regola parrebbe non avere un corrispettivo all'interno del DogmaFumetto, ma ho in realtà l'impressione che Ti amo anch'io -anche se non ufficialmente- la rispetti. Tutto il fumetto si svolge all'interno di un unico ambiente, se non in un paio di stanze, tanto da far venire il sospetto che il reale protagonista della storia sia l'appartamento stesso. Resta palese che all'interno del fumetto una regola del genere non ha senso di esistere, esattamente come non esistono concetti quali "ripresa" o "locazione".
Il sonoro non deve essere prodotto in altro modo se non contemporaneamente alle immagini. Non ci deve essere musica se non viene suonata musica nella scena che è ripresa in quel momento.
La regola 2 del DogmaCinema è stata riproposta tramite due regole, la 7 e la 8 del DogmaFumetto.
- Se un personaggio parla una lingua diversa da quella utilizzata per la pubblicazione non può essere tradotto.
- Non e' ammesso l'inserimento di spartiti musicali
La regola cinematografica non vieta l'uso della musica, impedisce l'utilizzo del suono non in presa diretta. questo è il motivo per cui gli adattamenti italiani dei film Dogma non sono -di fatto- dei film Dogma. [sorride]
FdC: Quindi la regola numero 8 è la diretta conseguenza della numero 7?
VVL: Vedo che iniziamo a capire. In un film Dogma95 la musica ci può essere, basterebbe una radio accesa durante la scena, oppure che qualcuno degli attori suoni uno strumento (tanto per dire: questo in Festen accade). In questo caso la conversione è stata fatta con poca attenzione: da "colonna sonora" a "spartiti musicali", senza nemmeno fermarsi a pensare un attimo. Per assurdo, avrebbe avuto più senso proibire al lettore di ascoltare musica durante la lettura! Non devo certo spiegarvi che differenza passi fra la colonna sonora nel cinema e gli spartiti musicali nel Fumetto, vero?
La cinepresa deve essere rigorosamente a mano. Sono permessi solo e soltanto i movimenti e i fermo immagini consentiti dalla mano dell'operatore. (Il film non ha luogo dove è posizionata la macchina da presa, ma le riprese avvengono dove i film ha luogo).
Questa regola potrebbe corrispondere alla regola 1 del DogmaFumetto:
Il fumetto deve essere disegnato, colorato e letterato a mano libera. Non sono ammessi retini.
Nel nostro Dogma originale - e lo vedremo anche dopo- si parlava di "effetti speciali", in contrasto netto con quello che è la ripresa della realtà. Mi sembra che qui ci sia stato un malinteso: non conta molto come si disegna, ma piuttosto cosa. Anche il parallelo fra la telecamera a mano ed il disegno a mano libera mi convince poco. Inoltre, se il fumetto deve essere disegnato a mano libera, non mi spiego il motivo per cui le vignette sono tutte riquadrate con la squadra, lo so io che sono un regista che la vignetta è una componente del disegno che possiede lo stesso valore dell'illustrazione contenuta al suo interno, non posso credere che gli autori non ne abbiano voluto tenere conto.

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