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UN BAGNO DI UMILTÀ (E DI BIRRA)
di
Il Pellegrino
Alle volte abbiamo proprio bisogno di una lavata di
capo. Va bene, abbiamo a che fare con gente che non ne vuole
proprio sapere: i fumetti sono robetta, sono infantili, non sono
una lettura seria eccetera eccetera. E ne abbiamo da faticare
a convincerli, coi nostri Watchmen e Maus e From
Hell e quelle brillanti produzioni autobiografiche statunitensi
e tutte quelle nostre letture stratificate e intricate e
complesse e profonde e che gettano uno sguardo commosso o
divertito sulla condizione dell'umano essere. E così
"loro" tirano da una parte, noi tiriamo dall'altra, e più
una delle parti in causa s'irrigidisce sulle sue posizioni, più
lo fa l'altra, andando oltre le premesse che s'era
ripromessa. Cosicché si rischia di far diventare i fumetti
solo quelle cose stratificate e profonde e complesse eccetera
eccetera. Fin quando non si fa un salutare tuffo nelle
vecchie, gradite letture. Les Maitres de l'Orge (mai mi
convincerete ad accettare la traduzione del titolo, a mia
opinione cacofonica e poco indovinata, a opera dello staff dei
classici di Repubblica.
Ma questa è un'altra storia...) non è un'opera
stratificata e intricata e dalla costruzione complessa, non getta
uno sguardo particolarmente profondo sulle miserie umane, non va
alla ricerca di una verità cosmica, non è un
fumetto che si nutre di fumetto (non che non ne servano, ma
l'attuale proliferazione del genere è allarmante), non fa
ricerca o esplorazione delle potenzialità del mezzo. E'
uno sceneggiato. Uno sceneggiato a tinte forti con tutti i crismi
del genere: segreti, tradimenti, rovesciamenti improvvisi della
situazione, amori e anche una discreta dose di effettacci. E'
anche scritto maledettamente bene. Certamente non sfigura di
fronte a un' Elisa di Rivombrosa che tanto seguito
ha avuto e tanto ha fatto parlare (anzi!), o a molti romanzoni di
"categoria best seller" che tanto proliferano sotto gli
ombrelloni. Ma la sua dote migliore è l'essere un'opera
scritta in modo maturo. Non si pone il problema della possibilità
di usare metodi da romanziere in un fumetto: lo dà per
risolto. Dà per scontata la possibilità di evitare
spiegoni all'introduzione di personaggi, riservandosi tutto lo
spazio che serve a descriverli e a farli evolvere, non
lesinandoci sorprese in merito. Non si fa scrupoli a far
cominciare alcuni capitoli in medias res. Porta avanti una storia
basata sulla trama e non sui personaggi. Si misura con un genere
(la saga generazionale) molto poco battuto dal fumetto come se
fosse la cosa più naturale del mondo, concentrandosi sul
genere affrontato e non sul mezzo con cui lo si
affronta. Ribadisce, infine, la dignità del mezzo fumetto
sussurrandola, non urlandola: ne Les
Maitres de l'Orge la dignità del mezzo è un
punto di partenza su cui sviluppare qualcosa, non una tesi da
dimostrare (non è, ovviamente, l'unica opera di cui si può
dire questo: considerazioni molto simili sono state espresse per,
tanto per dire, Love & Rockets. Opinioni che,
umilmente, appoggio in pieno). E per questo l'opera si
configura come un duplice bagno di umiltà: uno per il
detrattore, l'altro per il sostenitore. Per il detrattore, se non
ha le fette di prosciutto sugli occhi, che deve convenire di
trovarsi di fronte a un prodotto pari a, e spesso scritto meglio
di, altri dello stesso genere, che hanno perdipiù ricevuto
grande attenzione e consenso: a un'opera che narra una storia per
adulti e scritta in maniera adulta, e che fa tesoro dei progressi
(squisitamente tecnici) in materia di scrittura ottenuti dalla
nascita del romanzo ai nostri tempi. Per il sostenitore, se ha
radicalizzato le sue posizioni, che ricorderà l'essenza di
quello che vuole dimostrare: che il fumetto è mezzo
espressivo pari agli altri. E che questo è un punto che
occorre dimostrare non solo con capolavori che trattano i massimi
sistemi. Alle volte, anzi, fa molto di più una bella
storia che ha pretese meno alte, ma che è scritta bene e
con serenità.

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