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SIN CITY: IL FILM
di
I ProGlobers
A grandissima richiesta, tornano ancora una volta le recensioni di gruppo di Proglo. Questa volta sotto lo spietato sguardo dei perfidi redattori c'è nientepopodimeno che... il film di Sin City!
Skalda: Se Frank Miller non avesse firmato parte della regia di questo film, avrebbe potuto far causa a Rodriguez. Questa volta i tanti nerd che popolano le fumetterie non potranno usare il loro argomento preferito, nei loro discorsi alla "Clerks". Questa volta nei cinema è proiettato il film più simile all'opera originale che la breve storia centenaria di cinema e fumetto ricordi.
Questa è un'operazione mimetica, un calco, un esperimento da avanguardia mai osato prima. Non solo alcuni dialoghi sono stati riportati pari pari dal fumetto alla sceneggiatura (facile riconoscerli anche per chi non abbia letto il fumetto: sono i più legnosi), ma addirittura le sequenze cinematografiche sono un calco di quelle fumettistiche. Il nerd spettatore riconoscerà il letto a forma di cuore, le statue dei Dinosauri, le stanze piastrellate; ma non solo, persino le fisionomie dei personaggi sono state riprodotte fedelmente, grazie ad un abile make-up (mirabolante il make-up di Marv-Mickey Rourke, compresi i cerotti bianchi e incrociati). Perchè allora resta l'amaro in bocca? Solo insoddisfazione cronica? O il fumettofilo ha l'impressione che Miller e Rodriguez per restare "fedeli" alla perfezione di un fumetto da tanti definito Capolavoro, abbiano tradito proprio il mezzo filmico? Certi passaggi, certe "closure" così efficaci su carta, non diventano del tutto vane su celluloide? Ed era proprio necessario avere il sangue a volte rosso, a volte nero, a volte bianco, a volte giallo a seconda di come era stato raffigurato nel fumetto? E quanto sangue scorre... Il massacro per fortuna non avviene (almeno non quello fumettistico-cinematografico). Ma per il capolavoro rivolgetevi altrove.
Provaci ancora, Frank. Magari senza quel mezzo bluff di Rodriguez tra i piedi.
il_pellegrino: Nel
film c'è una
sequenza che spicca come una vera e propria mosca bianca. È
quella diretta da Quentin Tarantino: una sequenza in cui il
dialogo si fa più
ficcante, la voce fuori campo (l'onnipresente voce fuori campo)
diventa, per un momento, voce in campo, con Dwight che
commenta in diretta le sue azioni e comunica la propria tensione, nel
momento in cui sta per esser scoperto dal poliziotto della stradale,
con l'ottima idea di far parlare Jackie Boy con tonalità
diverse secondo la posizione che assume la sua testa, rendendo così
tangibile anche in senso uditivo lo squarcio che ha alla gola. Certo,
ci sono espedienti, come quello della voce in campo, che funzionano
solo per contrasto col resto del film. Un'idea del genere non avrebbe
avuto effetto senza la voce fuori campo (l'onnipresente, monocorde
voce fuori campo) a far da contrappeso. Ma
la sequenza di cui sopra ha una fondamentale caratteristica che la
rende diversa (e, all'occhio di chi guarda, più
efficace) da tutto il resto del film: solo in essa, a livello
narrativo, il materiale originale è
un punto di partenza, non di arrivo.
Pensandoci
bene, la cosa si ripete ovunque questo concetto sia sfruttato. Se
parliamo dell'aspetto visivo del film, decisamente la sua
caratteristica più
notevole, noteremo ancora una volta che il lavoro di Miller è
un punto di partenza. Sullo schermo cinematografico non c'e' una
struttura della tavola da reinventare, ma altro materiale da
rielaborare alla maniera di Miller. In questo caso si è
usata la macchina da presa digitale per reinventare il bianco e nero
riprendendo vecchie tecniche, come Miller ha fatto per la
stesura “espressionista”
dei neri, e spingendole all'estremo. Cosi'
si hanno echi del B/N espressionista di Lang, ma anche l'uso
molto “furbo”
degl'inserti di colore (già
utilizzato in altri film, per esempio Pleasantville, ma mai
con quest'efficacia), molto più
presente nella pellicola che nella versione cartacea, ma sempre in
modo accorto e originale (l'idea di distinguere le due gemelle
colorandone una e lasciando l'altra in bianco e nero, per esempio, è
stupenda, e ha consentito di rendere molto bene la confusione mentale
di Marv). Si
è, quindi, partiti
dal lavoro di Miller per ottenere un effetto simile, ma
cinematografico invece che fumettistico. Un vero e proprio
adattamento. Il
film funziona meno, invece, laddove non è
un adattamento, ma un travaso. Funziona male l'idea di conservare
sempre e comunque la voce fuori campo (l'onnipresente, monocorde,
piatta... ok, ok, ci siamo capiti), anche quando essa è
chiaramente un riassunto delle puntate precedenti (voce tra
l'altro ulteriormente appiattita da un doppiaggio mediocre e
inespressivo), così
come funziona male l'idea di utilizzare un dialogo molto efficace sul
piano letterario, ma ben poco cinematografico, lasciando perdipiù
ben poco spazio all'interpretazione da parte degli attori. Complessivamente,
l'idea è quella di
un film che funziona in molte cose e che stenta in altre, ma che
comunque dividerà
la platea. So
bene che un recensore dovrebbe parlare di quello che una cosa è
e non di cosa dovrebbe essere, ma la sequenza di Tarantino, in
questo caso, ha lasciato aperto ben più
di uno spiraglio sul livello che avrebbe potuto raggiungere questo
film...
Sheovan:
Mi guarda dalla vetrina, ancheggiante, insinuante, mi dice di
prenderla con una voce che solo io posso sentire. Lo faccio, vado da
King Mob e Jessica Alba è mia.
Skalda mi guarda perplesso. E' grigia, lui preferisce le
nere.
Kuma ci aspetta, davanti al cinema, assieme all’eretico
Simone (l’unico che non ha mai letto i Libri). Parliamo
di Lucas, per allentare la tensione. Poi iniziano i monologhi, gli spari, le torture, le grasse
uccisioni: siamo entrati nel mondo di Frank. Troppa realtà è difficile da sopportare, diceva Eliot.
Anche troppa realtà milleriana, per quanto attraente.
Dopo, non basta il sushi per uscirne (ci ricorda Miho), dobbiamo
ricorrere all’Arma Finale. A Jar Jar Binks.
Autoservizio sostitutivo per Acqui Terme.
A Principe sale un nano ovadese, si scontra con una nigeriana che
è salita con un'amica e il suo boss.
"Troia africana" le dice. Lei lo attacca, prendendolo a
botte. Inglese con forte accento africano, quasi incomprensibile. Ma si capisce l'odio della donna. Sta per scatenarsi una rissa. Interviene un ferroviere, minaccia di chiamare la polizia, allora anche il nigeriano fa da paciere.
Il nano farfuglia parole contro gli africani per tutto il viaggio.
I tre nigeriani scendono a Ovada, dal bar Nello, prima della
stazione.
La donna dopo essere scesa si volta verso il nano, si punta l'indice
alla gola, per dirgli cosa gli farà se lo dovesse rivedere.
Un'altra notte tranquilla a Sin Town.

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