JAGGED LITTLE PILLS

di Raffaele Ventura 

Stare dietro a ProGlo non è facile.
Non è tanto il tempo, anche se fra lavorare, mangiare, bere, uscire, ascoltare musica, leggere, divertirsi e in generale vivere, quanto trovare e sviluppare un tema in linea col taglio che è stato dato a questa catasta di testo che chiamiamo "rivista".
E così si propongono e scartano tante idee e tanti spunti, che sono sì interessanti, ma non riescono a reggere un articolo lungo.
Le buone idee, però, non vanno sprecate, specialmente quelle del buon Raffaele, mente brillante e spesso perversa, come dimostra il suo blog, quindi ne abbiamo raccolte alcune e abbiamo pensato di proporvele.

La verità è che siamo degli scioperati...

1.

L'avanguardia è molto dura e per questo fa paura. Parliamo di supereroi. Anzi, di supercattivi. Nel 1989, sulle pagine della serie Doom Patrol, scritta da Grant Morrison, compare la Brotherhood of Dada: una società che celebrava la totale assurdità della vita, e incitava contro la realtà consensuale in favore della liberazione del divertimento e della libido. "Mr. Nobody want the whole word to become an abstract painting. There would be fun, and people would get along, and life would be wacky and stuff. Mr. Nobody picked out a band of weirdo's and sent dreams to them in order to help him escape. Now they?re on the loose, and they intend to bring Dada into the lives of humanity". Tutto ciò nelle 24 deliranti pagine di The Painting that ate Paris. Il riassunto è pressapoco questo: "Mr. Nobody's Brotherhood of Dada stole the painting and absorbed the city of Paris into it. The Doom Patrol followed the Brotherhood into the painting and fought them in several levels of art genres; Surrealism, Symbolism, Impressionism, etc., but was thoroughly defeated. Then, the two teams had to join forces as a new threat appeared - the Fifth Horseman of the Apocalypse, whom they defeated by sending it to the Dadaism level of the Painting's world. Since Dada is meaningless, the Horseman was transformed into a harmless rocking horse. The Doom Patrol and Paris were returned to the real world while the Brotherhood remained trapped inside the Painting. Down with tedium, up with nonsense". Effettivamente, riuscire a fare di un movimento d'avanguardia una banda di cattivoni è quantomeno geniale.

2.

Adesso va di moda Marjane Satrapi. Ha iniziato a pubblicarla in Francia L'Association nel 2001, e subito vince quel che c'era da vincere al festival del fumetto di Angoulème. Persepolis si chiamava il lavoro: l'autobiografia di lei bambina nel bel mezzo delle convulsioni politiche iraniane. Un documento interessante, carini i disegni. Pedagogico, perlomeno. Poi qualcuno la scopre come analista politica, prima su Internazionale e adesso addirittura su Le Monde: va bene non fa ridere, va bene non è neppure particolarmente sagace, ma una tavola a fumetti ben disegnata (belli i suoi libri d'illustrazioni) ogni tanto ci sta anche bene, e Doonesbury lo pubblicava già Linus. Poi è venuta una mostra a Ravenna, poi è venuta la pubblicazione in volumone cartonato di tutta l'epopea (già in quattro fascicoli della Lizard) per Sperling & Kupfer, che vedo in bella mostra nelle Feltrinelli. Sarà un successo? Io ci conto.

4.

Calvi & Hobbes. Una storia di cospirazioni e intrighi, una profonda riflessione sulla natura del potere e di quel Leviatano chiamato stato, nelle scoppiettanti avventure di un banchiere morto e del suo filosofo immaginario. Attendiamo trepidanti. Grazie, pensiero molle!

5.

Sulla scia di Peter Cushing e Italo Calvino, anche Alan Moore si cimenta con i tarocchi sul numero 12 ("Metaphore") della serie Promethea. Un tour de force di costruzione narrativa, che rende espliciti i legami nascosti tra letteratura combinatoria e pensiero magico, del quale lo scrittore inglese è promotore instancabile: in questo caso l'accumulo di ostruzioni, per nulla gratuite, ha come scopo di raccontare la storia dell'umanità, mitizzata in chiave allegorico-pipparola. Ogni pagina presenta, tra simboli e allusioni di ogni sorta, una carta e un anagramma del nome Promethea (da Metaphore a Heart Poem), interpretati in rime baciate come stadi evolutivi dell'universo, mentre in parallelo Aleister Crowley si genera e muore, raccontando una bella parabola (The Mongoose Basket) che i più scaltri riconosceranno essere il celebre sketch del sarchiapone (vabbé, quasi). L'architettura del racconto è senza dubbio ingegnosa, e Moore draga la sua sterminata cultura per dare senso alle più vaghe coincidenze, come da manuale del simbolista perso, seppur indulgendo in stereotipi storiografici ("Roma cade, arriva il buio" e giù di lì). Insomma una sintetica panoramica delle ossessioni di Moore, e della sua (fondamentale) concezione della storia. Lo trovate in edicola su America's Best Comics #13, e in più vi beccate: il primo trascurabile episodio della seconda serie della League of Extraordinary Gentlemen; il vendicatore indelebile Splash Brannigan alle prese con il suo alter ego negativo in una serie di sketch manicheo-boitiani; una delirante avventura di Tom Strong alle prese con sofisticati paradossi temporali che riportano alle prime storie di Moore su 2000 A.D. nei primi ottanta (raccolte in Tempi contorti e Futuri incredibili).

6.

Voglio solo segnalare quello che è per me oggi uno dei migliori fumetti francesi in circolazione: si chiama Journal ed è una serie autobiografica che esce per un indipendente francese, Ego Comme X (il primo volume uscì qualche anno addietro per la scomparsa Rasputin libri). L'autore Fabrice Néaud vi racconta la sua assai poco straordinaria vita, i suoi disagi, la sua solitudine, la sua doppia marginalità di fumettista (all'inizio totalmente anonimo, oggi molto meno) e omosessuale. Lo stile del disegno è realistico, ma si avventura spesso in dissoluzioni dell'immagine, impreviste citazioni da McKean, spazi bianchi e volti grattati via - che bene esprimono l'imbarazzo del raccontarsi, e del raccontarsi raccontante, giù fino ai classici paradossi della meta-rappresentazione.


 

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