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GUIDA PLANETARY 2003 La mappa segreta dell'immaginario secondo Ellis
di
Il Pellegrino
Sì, ma che significa?
Una comoda risposta a "quali sono gli scopi di Planetary" è "semplice, sono gli scopi di Ellis".
Ma cosa vuole fare Ellis con Planetary?
Troviamo subito, a livello superficiale, due modi di leggere quest'opera: come una storia sulla teoria del complotto e come omaggio e rivisitazione di modi e personaggi della fantasia popolare.
A un livello più profondo, possiamo fondere queste due visioni in modo tale da moltiplicare i significati.
Parliamo un secondo della teoria del complotto: Ellis tratta principalmente un aspetto che in tale teoria è fondamentale, vale a dire il controllo delle informazioni.
I Quattro agiscono in modo da nascondere cose, in modo da sfruttarle a proprio vantaggio. Il controllo delle informazioni è anche garanzia della loro segretezza.
La compagnia di Snow si muove antiteticamente a quella dei Quattro. Se è vero che non viene detto esplicitamente che Planetary renda pubbliche le proprie scoperte, neanche ci viene detto che essa le occulti. Sembra agire, piuttosto, in modo da "liberare" l'informazione, così che a suo tempo essa venga scoperta. Sembra perseguire, quindi, la libera gestione dell'informazione, sotto il principio che renderla nota a tutti indistintamente sia ugualmente pericoloso che non renderla nota a nessuno. Un punto importante è proprio questo: benché libera e accessibile, l'informazione necessita comunque di uno sforzo; il pigro, la persona che si ferma alla superficie delle cose, non la ottiene.
Scopo della quinta cospirazione, oltre a contrastare Artemis, è la compilazione delle guide Planetary. Cioè la catalogazione delle informazioni. Una semplice domanda sulla natura di queste informazioni ci porta a scoprire un primo legame fra le due anime dell'opera, e una prospettiva più ampia.
Esse sono, infatti, in massima parte i prodotti della fantasia popolare. E l'aggettivo "popolare" non è messo lì per caso.
Rileggendo le parole chiave "storia segreta del mondo" e "quello che realmente succede", e rileggendo "Planet Fiction", si intuisce il legame fra la fantasia della gente e la realtà. Sono inestricabilmente legate, la prima essendo filtro dell'altra e forza propulsiva dello sviluppo umano.
Pensiamo al Fiocco di Neve. Oltre a essere simbolo della teoria quantistica, è anche un'ottima metafora della fantasia umana (decine di migliaia di mondi in cui far accadere quello che immaginiamo) oltre che del processo di congettura (per il quale si immagina una serie di scenari, per poi scartare quelli contraddetti dai fatti, in modo da ottenere una conclusione logica e utile, e che ha bisogno dell'immaginazione come componente essenziale).
Sempre nell'ottica che Ellis non dica nulla per caso, una possibile conferma di questo parallelo potrebbe esser fornita nell'episodio 3: in esso appare un computer che conserva centinaia di migliaia di anime umane come informazioni. Drummer fa l'ipotesi che il numero di anime utilizzato sia esattamente uguale a quello delle sfaccettature del Fiocco di Neve. Pur essendo un indizio esile, è un ulteriore punto a favore al concetto che la natura dell'uomo e la sua fantasia siano inestricabilmente legate.
I miti sono molto spesso alla base delle figure a cui aspirare, direttamente collegati ai valori di una società. I Quattro agiscono in modo da occultare la maggior parte di queste fonti d'ispirazione: nel numero 10 uccidono tre personaggi analoghi a Superman, Lanterna Verde e Wonder Woman. Se sotto una certa ottica questo fatto ricorda l'ideale successione dei personaggi Marvel rispetto a quelli DC, è anche vero che in questo caso la distruzione è preventiva: a miti diversi da quelli approvati non è permessa neanche la manifestazione.
I Quattro sembrano permettere forme d'espressione della fantasia che non si discostano da certi standard. Quali sono queste forme? Ci torneremo in seguito, per ora ecco un indizio: quali sono le "stranezze" che si manifestano quotidianamente, addirittura strombazzate dai media, nell'universo in cui Planetary agisce?
Una cosa interessante è come le varie espressioni dell'immaginazione popolare siano viste come cospirazioni (ancora una volta un indizio esile, ma qualunque fatto va preso in considerazione, agendo sotto l'ipotesi operativa alla base di quest'articolo).
Nell'Open Conspiracy ci sono i personaggi dell'ultima metà dell'800, i pulp di inizio '900 sono nel gruppo di doc Brass, i Marvel sono in Artemis.
Singolare il fatto che i personaggi DC non appaiano come cospirazione.
Sono aggressori, però, nel caso di doc Brass, vittime in quello dei Quattro.
Potrebbe essere un interrogativo più importante di quanto pensiamo, se ci accorgiamo del fatto che spesso, in questa serie, la mancanza d'informazioni su qualcosa è un indizio cruciale. Ne è un esempio Brass che individua Snow per la mancanza d'informazioni olfattive, o il modo che usa Snow per forzare i blocchi mentali.
A questo punto diventano allarmanti anche il fatto che Greene non sia ancora comparso (che sia lui il vero capo dei Quattro?), il particolare modo di camuffarsi di Anna Hark ("come un serpente su un tappeto"), e gli accenni al fantomatico sponsor di Planetary.
Nel piano di lettura "storico", è ben resa l'idea della continuità dell'immaginazione popolare: i nuovi generi narrativi mantengono un legame coi vecchi, a livello di tematiche, o nella rivisitazione di personaggi e schemi.
Infatti doc Brass è letteralmente "figlio" della prima cospirazione, le cui idee confluiscono nella seconda cospirazione. Snow fa da allievo a Sherlock Holmes, Anna Hark sembra avre le mani in pasta nei riguardi della terza, quarta e quinta cospirazione (tremendamente sospetta la sua somiglianza con Jakita Wagner). In più Dowling figura come "mad doctor" a Città Zero (e la figura di Reed Richards deve molto agli scienziati pazzi dei b-movies degli anni '50) e Leather era sul Nautilus (così come la figura di Johnny Storm sembra ripresa dai giovani esploratori dei romanzi verniani).
All'idea della continuità si contrappone la spinta all'innovazione: occorre prendere il meglio dal passato e lasciar perdere la mera imitazione di modelli antichi. Sotto questa luce potrebbe esser letta l'ammissione di Sherlock Holmes, nel numero 13, sul fatto che la sua nuova esistenza lo ripugni. Le icone sono comunque legate all'epoca che le generò.
Il Manifesto del Vecchio Bastardo
Abbiamo trovato una chiave che lega la storia della narrativa popolare (in un contesto anglosassone, ma esportabile) alla teoria del complotto.
Siamo rimasti su un piano generico, ma scendendo nei dettagli possiamo applicare gli stessi concetti a un piano che tocca in maniera molto personale lo stesso Ellis, visti i ripetuti interventi dell'autore sulla questione: il mercato dei comics, in particolare il cosiddetto mainstream.
In merito, l'opera sembra una formalizzazione narrativa del suo Old Bastard's Manifesto, in particolare del quinto punto.
Riprendiamo in considerazione l'indizio che avevamo suggerito in precedenza: quali sono le stranezze che si manifestano alla luce del sole? Essendo Planetary ambientato nell'universo Wildstorm, sono i supereroi.
Il gruppo di Snow, analizzando gli episodi della serie, va alla ricerca di "meraviglie" che esulano dal mondo dei supereroi (anche l'episodio 4 è incentrato più sulla nave, che su chi la dovrebbe pilotare).
A questo punto si aprono certi parallelismi: le "meraviglie" che sono libere di muoversi sono il mainstream USA, la Fondazione Planetary indica un'altra via, andando alla ricerca di buoni fumetti che esulino dalla branca supereroistica del mercato (quello che il lettore dovrebbe fare, secondo il manifesto di Ellis, e quello che il mercato dovrebbe dare al lettore), mentre i Quattro tendono a incorporare le tematiche non mainstream nella concezione supereroistica, o a impedirne la diffusione.
Emblematico, nel numero 6, lo sfogo di Snow nei confronti di Leather: "Negli ultimi mesi ho visto un computer costruito nel 1944 e in grado di mappare il multiverso, e qualcosa che conservava spettri come informazioni, e ho camminato sui ponti di un vascello destinato a navigare tra le realtà... e sono tutte cose perdute, che potrebbero essere recuperate. E ora vedo queste meraviglie, tu... feccia delle fecce, lucenti e nascoste in un luogo destinato a Dio solo sa quante atrocità..."
Un attacco di Ellis a un modo ristretto di concepire il fumetto? Se è così, il bersaglio è azzeccato: dando un'occhiata al mercato statunitense vediamo che, mentre gli altri editori hanno un ventaglio di proposte ampio, che tenta di trattare generi diversi con proposte di concezione differente, la Marvel accorpa qualsiasi tipo di tematica in storie di supereroi. Qualsiasi cosa viene vista in contesto superomistico.
Cosa che segna non solo l'abnorme espansione di un sottogenere (sempre il punto quinto del manifesto), ma la sua stessa morte, nell'impossibilità di capire cosa ancora è supereroistico e cosa no (e infatti i Quattro uccidono le icone di tre supereroi classici).
Riguardo il punto di vista del "manifesto", la storia meglio riuscita sembra essere l'episodio 7. Si può leggere come un'esortazione a farsi più cinici rispetto alla produzione anni '80, è vero. Ma è solo un modo.
A ben guardare, chi è che viene ammazzato a fucilate? È una supercalza. E il dialogo di quest'ultima contiene parole molto significative.
La supercalza dice: "non avevo bisogno di personalità dissociate, di esaurimenti nervosi, di modifiche nell'orientamento sessuale, della mia vita tramutata in menzogna... se non mi volevate, avreste dovuto ignorarmi". Più avanti Carter fa: "se c'è una cosa che ho imparato bene, in trenta strambi anni, è scomparire".
È come se si volesse dire: se proprio vogliamo fare un certo genere di fumetto, perche' truccarlo da supercalze?
Infatti Carter, appena sa di non poter restare nascosto, esce allo scoperto.
Ora: Carter è l'alter ego di John Constantine. Hellblazer, nel periodo di Delano, non era solo un fumetto del soprannaturale. Delano era riuscito a mostrare la degradazione della società inglese, grazie a una serie di personaggi e di dialoghi tremendamente azzeccati. Sotto questa prospettiva non risulta casuale che, una volta che esce allo scoperto, Carter sia vestito da Spider Jerusalem, il testimone dello stato della società USA (e non solo) a cavallo del ventunesimo secolo, così come Constantine lo era di quella inglese negli anni '80.
La differenza sta nel fatto che Spider Jerusalem può essere un giornalista, e non deve truccarsi da mago errante, nè avere rapporti con supereroi.
In conclusione
Siamo di fronte a un'opera la cui struttura può trarci in inganno: benché alla lettura dei singoli episodi essa appaia poco più di una piacevole mystery-story con una serie di omaggi alla narrativa popolare, la lettura organica rivela una ben maggiore profondità.
Persino durante la stesura dell'articolo nuovi interrogativi venivano sollevati, e nuovi tasselli venivano a definire un mosaico sempre più interessante. Nuovi parallelismi (Planetary sembra formata da tre figure narrative di periodi differenti: Jakita è vestita similmente a Emma Peel, Drummer è sulla linea dei Gen 13, mentre Snow è il classico eroe alla Ellis, quindi figlio di una concezione post-superomistica. Ma non solo: Planetary è stata a lungo una squadra di tre elementi al comando di un misterioso Quarto Uomo. Charlie's Angels?), nuovi spunti (tutte le ultime tavole dell'episodio 14 s'inseriscono nel discorso sul mainstream), nuovo materiale di cui parlare.
Ma questo avrebbe comportato l'ennesima riscrittura dell'articolo, e comunque, adesso il lettore ha gli strumenti per continuare da solo questo lavoro: basta continuare a leggere, controllare i minimi indizi, farsi delle domande, elaborare teorie.
È uno strano mondo...

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