STATIONIS PRIMAE

di Sheovan 

Emerge dalla notte. E' potente, insondabile. E' Sheovan. Alcuni dicono sia un demone, altri un potente mago evocatore di oscure deità. Tutti lo temono.

Come dite? Non avete mai sentito parlare di lui? Be', non siete i soli. Sheovan e' infatti uno dei protagonisti di Darkest Night, una delirante pellicola girata dal soprascritto (un horror noir con venature edwoodiane) quasi due anni or sono. Film peraltro giudicato (da quei due o tre che lo hanno visto) migliore del blockbuster Blair Witch Project.

E, del resto, nemmeno il nome dell'alter ego di Sheovan vi dirà poi molto, penso.
Certo, potrei dire che scrivo articoli di critica fumettistica da circa sette anni, ormai, e che ho pubblicato tre saggettini. Potrei farlo, ma non penso vi importi poi molto saperlo (sempre che sia vero: quasi nessuno legge le riviste di critica, quindi potrei benissimo millantare di avervi collaborato…), visto che è quello che scrivo adesso che importa, non quello che forse ho scritto in passato. Purtroppo però a molti appassionati di fumetti non dicono granché nemmeno i nomi di Leonardo Gori, Alberto Becattini e Giulio Cesare Cuccolini…

I critici fumettistici sono infatti invisibili, praticamente nessun volume a fumetti esce con l'introduzione di un critico fumettistico, nessun giudizio critico importa alle case editrici o agli autori (anche se alcuni autori hanno reazioni isteriche se leggono una sia pur minima critica).

Ma c'è un collega di Sheovan che rincara la dose. "Resti fossili dell'Ade" sono infatti i critici secondo Azazel, il simpatico demone creato da Isaac Asimov. Può anche essere vero, come ha detto Mark Twain, che "il mestiere del critico, in musica letteratura, teatro, è il lavoro più degradante che ci sia" (e meno male che all'epoca di Twain il fumetto non era stato ancora inventato, altrimenti avrebbe incluso anche i critici fumettistici). Tuttavia, chi si occupa di critica fumettistica è in una posizione ben diversa rispetto agli altri critici. In un vecchio numero di Lazarus Ledd, "Di donne, cavalier, gatte ed amori", uno dei personaggi dice "I critici sono una categoria assolutamente inutile" e, secondo un altro, "la categoria serve a dare un impiego ai cerebrolesi". Sulla prima affermazione si può discutere, la seconda è invece assolutamente falsa.

I critici fumettistici non sono una "categoria": in genere sono un gruppo di poveri sfigati, che spreca tempo prezioso per scrivere articoli che nel novantanove virgola nove periodico dei casi non sono pagati e che, soprattutto, non sono letti quasi da nessuno.


E non sono letti, a mio parere, non perché sono dei brutti articoli (certo, ce ne sono anche di brutti o mediocri), o perché non ci sia un pubblico interessato, ma perché non si riesce a raggiungere questo pubblico. Le prozine fumettistiche, anche le più prestigiose, sono molto difficili da trovare, anche per l'appassionato, anche per il frequentatore abituale di comic shop. Figuriamoci per quelli che magari amano i fumetti, ma non conoscono Dime Press o Fumetto. Emblematico è il caso di If : è una rivista-libro bellissima ed elegante, ma decisamente costosa e praticamente introvabile.

Inoltre, mentre anche nella stampa non specializzata si possono trovare recensioni di film, libri, dischi, al fumetto è riservato solo qualche articolo di costume (quando va bene…).
Tuttolibri, il supplemento letterario de La Stampa, da circa tre anni presenta anche rubriche su cinema, musica, Internet, Playstation, slow food, mostre d'arte, recensioni di ristoranti e alberghi (fatte dal grande Edoardo Raspelli, probabilmente l'unico vero motivo per leggere ancora Tuttolibri), ma ignora il fumetto. Il fumetto, come ha scritto Guido Tiberga, non è cool (che gli Dei Oscuri mi perdonino per aver scritto quest'orrenda parola…), non interessa ai Powers That Be culturali.

Va ancora peggio per i libri di critica. Non solo in genere non sono pagati, ma sono spesso introvabili. Un professionista come Moreno Burattini sta pubblicando la sua monumentale opera su Tex (cinque volumi, scritti in collaborazione con Francesco Manetti) da Pignatone, che è sì il titolare della più importante libreria antiquaria in Italia, ma che certamente non può garantire distribuzione e visibilità adeguate a quest'opera fondamentale.

Un critico giovane ma già espertissimo come Giuseppe Pollicelli pubblica i propri libri a sue spese (è uscito l'anno scorso uno splendido volume che raccoglie gli articoli di critica sulla Bonelli scritti da lui e da Daniele Bevilacqua, Bonelli e dintorni, che vi invito senz'altro a richiedergli). Comunque, per un saggio su un personaggio bonelliano, un editore, sia pure piccolo, lo si può trovare, per un saggio su un autore come grande ma non vendutissimo (come Alan Moore, ad esempio) è molto più difficile (e, infatti, quanti saggi su Alan Moore trovate in libreria?).

Per i libri di fumetti esiste la cosiddetta "legge dei Simpson": gli editori pensano che non venderanno, e quindi non li promozionano e ne limitano molto la distribuzione; in questo modo non venderanno comunque, è quella che i teorici di organizzazione aziendale chiamano una "profezia autorealizzantesi". Allo stesso modo, i responsabili di Mediaset pensavano che I Simpson non avesse un pubblico in Italia, e trasmettevano il serial ad orari infelici. Poi, lo hanno programmato tutti i giorni alle due del pomeriggio, e le creature di Matt Groening hanno iniziato a spopolare anche da noi. Se solo gli editori credessero di più nei loro libri...

E' la stessa legge che ci sembra stia seguendo la Marvel Italia quando afferma che non esiste un mercato per le ristampe delle vecchie storie marvelliane (di Jack Kirby, John Romita Senior, Gene Colan, Paul Gulacy, Jim Steranko, grandi autori, non artisti cool ), che non vendono. Però, era abbastanza naturale che non vendessero i loro volumi cartonati di ristampe, carissimi, brutti, stampati su inadattissima carta lucida (che faceva risaltare i pixelloni della colorazione). Un'altra profezia autorealizzantesi. Se provassero a fare delle belle ristampe, un pubblico (magari non vastissimo, ma ampiamente sufficiente a superare il break even) lo troverebbero.

Altra profezia autorealizzantesi (ma avremo modo di tornarci: l'intera società occidentale funziona così): quando un editore "importante" decide di pubblicare un libro sul fumetto, ha una regola aurea: l'autore deve essere estraneo al mondo del fumetto, e se poi è pure ignorante e scrive un sacco di strafalcioni è anche meglio. Così poi questi libri vendono poco, ed è un'ottima scusa per evitare di pubblicare saggi sul fumetto.

Una felice eccezione è stata il libro di Franco Busatta Come Tex non c'è nessuno: (PuntoZero) l'autore è un "addetto ai lavori" bravo e competente, la casa editrice è piccola ma intraprendente e ha distribuito il volume anche nelle librerie "normali". Risultato: il libro è subito arrivato alla seconda edizione.
(Lo so, il libro è di tre anni fa, ma lo cito lo stesso perché mi sembra uno dei pochi casi nei quali un saggio fumettistico - sia pure anomalo, visto che è un libro-intervista - ha avuto un certo successo).
Per questo reputo vitale (anche non sempre mi piace) Fumo di China: è l'unica rivista di critica fumettistica ad essere distribuita in edicola, e dispone quindi di un pubblico potenzialmente più vasto.

Ma ci sono altri luoghi dove è possibile fare critica e (forse) persino farsi leggere da qualcuno.
Anzi altri non-luoghi. Come questa rivista online, che si occupa di critica fumettistica a tutto campo e che è infestata. Infestata da un oscuro demone.

Sheovanis Verbum, titolo da molti (come il nostro grafico, che spero l'avrà scritto correttamente…) ritenuto impronunciabile, inafferrabile, come il nome di Dio (e, secondo alcuni, Sheovan non è che la deformazione di Jeovah) vi accompagnerà d'ora in poi (e speriamo sia un cammino lungo) tra i meandri del media fumetto (tra autori sopravvalutati e incompresi, scelte editoriali folli o fortunatissime, paradossi del mercato….). Media dominato da un Caso folle al quale solo un demone può dare significato
(ad esempio, se una serie di circostanze casuali non avesse fatto sì che Floyd Gottfredson si occupasse della striscia di Mickey Mouse, adesso probabilmente il fumetto disneyano non esisterebbe, e forse un Carl Barks, un Romano Scarpa, un Don Rosa, non sarebbero mai diventati autori di fumetti…).

Sheovanis Verbum: come la Parola, il Logos divino…. sto scrivendo gratis et amore Dei, mi sarà almeno concesso un minimo delirio di onnipotenza?

Vi lascio con questa sentenza da meditare, una sorta di parafrasi della stupenda (e politicamente scorrettissima, con il suo sessismo spudorato) Goe and Catch a Falling Starre (poesia che si dice abbia ispirato Lee Falk nel creare Mandrake) di John Donne: "Piuttosto cerca rose in dicembre, e ghiaccio in giugno. Spera di trovare costanza nel vento o grano nella paglia . Credi ad una donna o a un epitaffio, o a qualsiasi altra falsità, prima di fidarti dei critici".

Spero che non la condividiate. O che comunque decidiate di fidarvi di un potente e inarrestabile demonietto di nome Sheovan…

STATIONIS PRIMAE FINIS


 

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