ALVAREZ E IL SUO RABO

di Raffaele Ventura 


AVVISO : sconsigliamo vivamente ai lettori di provare le pratiche descritte in questo articolo e non ci assumiamo la responsabilità di eventuali danni a cose o persone che potrebbero derivarne. Questo articolo è vietato ai minori di anni 18. Un uso erroneo del rabo può portare alla cecità.


Tutti – e con “tutti” ovviamente mi riferisco al pubblico cosmopolita che non può esimersi dal leggere un coacervo elettronico chiamato prospettiva globale (nome che, lo ripetiamo, non si riferisce alle nostre posizioni politiche nei confronti della mondializzazione dell’economia, e vi preghiamo quindi gentilmente di smetterla di inviarci pacchi bomba, chiunque voi siate) – tutti dicevo abbiamo provato, almeno una volta nella vita, la squisita sensazione dell’acquisto di un fumetto in terra straniera, magari conoscendo poco (o per niente) la lingua in questione, ma confidando nel potere espressivo dell’arte sequenziale. A parte la soddisfazione di scoprire chicche ignote (o magari veri capolavori ciò malgrado inediti da noi), vi è anche una certa funzione educativa che non è lecito tralasciare e che ci avvicina con delicatezza alla conoscenza della lingua e della cultura del paese del quale siamo ospiti.

È durante un recente viaggio in Spagna che ho quindi potuto sperimentare questo complesso insieme di sensazioni. Se da un lato l’assidua frequentazione di riviste umoristiche mi ha permesso di venire a contatto con le variegate problematiche dalla politica interna spagnola e di apprendere (grazie in particolare al numero “Especial Vicio” della prestigiosa rivista “El Vibora”) numerosi vocaboli, oltremodo utili, quali “sexo” o “masoquismo” ; dall’altro ho avuto l’occasione di conoscere un autore molto particolare e, a suo modo, rivoluzionario, perlomeno per via dell’innovativo utilizzo in campo fumettistico di uno strumento al quale deve, tra l’altro, il suo pseudonimo.

L’autore è Alvarez Rabo, e lo strumento è, ovviamente, il rabo (vedi figura).

Di Alvarez Rabo è stato pubblicato in Italia, per la Topolin, il volume “Sesso: istruzioni per l’abuso” che non ho avuto il piacere di leggere ma il cui ricordo negli scaffali delle fumetterie italiche ha risvegliato la mia attenzione mentre, esplorando confusamente una fumetteria di Madrid,  mi sono trovato di fronte questo nome noto. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Alvarez Rabo non è un umorista demenziale ossessionato dal sesso e che non sa disegnare, bensì un intellettuale impegnato, sperimentatore attento sia alla forma che ai contenuti (che spaziano dalla religione alla politica), come ci suggeriscono le fotografie nelle quali si fa ritrarre leggendo assorto Heidegger.

Ma ciò per cui i posteri lo ricorderanno, ciò che forse già sta influenzando una generazione di nuovi autori di fumetti, è, evidentemente, “EL PRIMER COMIC DEL MUNDO HECHO CON EL RABO” (ovvero: il primo fumetto del mondo fatto con il rabo). Si tratta di una sola tavola, realizzata nel 1993, nella quale Alvarez descrive la realizzazione del fumetto stesso (un metafumetto addirittura!), ed i problemi relativi all’utilizzo del rabo che immaginiamo essere particolarmente tediosi, e che evitiamo di elencare, anche per non guastare l’eventuale lettura di questa importante pagina della storia del fumetto, contenuta nel volume “Historias Raberas” della Collécion TMEO.

Accanto a questo provocatorio esperimento, il volume contiene numeroso altro materiale utile per capire l’autore e le sue tematiche ricorrenti, il tutto disegnato con uno stile essenziale, puerile e sgraziato (tanto che non è sempre evidente distinguere se un suo fumetto sia o meno disegnato col rabo). Alvarez racconta principalmente di sesso e religione, con particolare attenzione nei confronti della figura del Papa, inguaribile onanista. Alvarez Rabo non si ritiene un “provocatore, bensì un provocato, che risponde alla provocazione costante della società”, battendosi contro la censura (e l’autocensura), accumulando denuncie, scandali, nascondendo l’identità sotto uno pseudonimo e il volto sotto una calza. Le sue nobili cause intellettuali e politiche non sono evidentissime nei suoi lavori, che risultano comunque divertenti, paradossali e estremi, ma che proprio per questo possono risultare sgradevoli, come si merita un autore che afferma che la sua filosofia quando fa un fumetto è “perdere il minor tempo possibile” (la stessa che ho adottato io per scrivere questo articolo).


 

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