STORIA IN BLUE

di Albi 


Intanto per cominciare, Francesco Coniglio è bravo e buono (bella facciamo che è la Schimperna) chè mi ha pubblicato due volte nel giro di un mese (non gli scriveva nessuno, probabilm.) e Blue tiene duro (confermiamo io, in parte (quella lì, insomma, la più direttam. coinvolta) e Raymond Queneau) da quasi dieci anni.

Inizia nel gennaio 1991, in un momento fertilissimo di periodici a fumetti da edicola, con un richiamo pubblicitario in seconda di copertina del rimpianto Torpedo 1, la rivista con una linea, "dura" anche lei (pur se non resiste più di undici numeri, anche e specie per colpa del ciclico intasamento dell’edicola), e con l’articolo sul tema (l’erotismo, praticam. uno sconosciuto per quelle pagine) di Panorama, con tutta probabilità a firma Marco Giovannini, in seguito collaboratore e insospettabile talent scout. Una copertina sobria di Rotundo (donnina delle (sulle) sue accennante un sinuoso strip), autore di "scuderia", alfiere di quella Scuola Romana che tanto già produceva per lo stesso editore in altre incarnazioni (come la serie di ristampe Hard-Comic Album, nel classico formato dell’albo à la francese, dei tascabili porno su cui affinarono negli anni la propria perizia anatomica futuri talenti delle testate Bonelli).


Nell’editoriale un combattivo Francesco Coniglio, direttore editoriale e generosa mente (e anima) dell’intero progetto, annuncia al pubblico la meritevole intenzione di andare a pescare nei cassetti dei migliori autori internazionali le loro ancora inedite opere più passionali ed emozionanti.

Buon proposito mantenuto, nonostante la sconfortante ritrosia (incapacità?) degli autori nel confrontarsi in maniera originale con il tema dell’erotismo, nel corso dei primi anni di pubblicazione, quelli più orientati ad un "timone" della rivista prevalentem. fumettistico.
Inevitabile qualche scivolone, più degno nella sua ingenuità, di ben figurare su pubblicazioni dai fini più immediatam. "liberatori"2. Su tutti, indimenticabili, i racconti brevi (pubblicati ancora oggi, in mera funzione di tappabuchi, credo) di Abuli e Vega, o estemporanee prove di buoni professionisti della china a corto di idee (leggi Il mandrillo del gol, annunciata come serie di cui si vide, non a caso, il solo primo rinunciabile episodio).
Nel contempo Blue si distingue anche per la (ri)proposta di importanti figure autoriali come il redivivo Cadelo (che firmerà con Il fiore innamorato una delle migliori storie dei primi anni della rivista, presto riedita in elegante versione libraria cartonata, bissando poi con la "letteraria" Perversa Alice), il ruvido Mathias Schultheiss (di cui viene pubblicata prima la claustrofobica Talk Dirty e qualche anno dopo l’adattamento di alcuni racconti di Bukowski), lo scatenato Beto Hernandez (uno dei fumettisti di punta dell’editrice americana Fantagraphics, specializzata nel ricupero filologico di opere seriali di cartoonist del passato e nel lancio di giovani prosecutori della tradizione underground statunitense) di Birdland, l’ancora acerbo Baciliero (al secolo Paolo Bacilieri, oggi imprescindibile firma del fumetto italiano in entusiasmante inarrestabile crescita stilistica, specie con le allucinate opere più personali, da Phonx a Zenoporno, realizzate con evidente debito nei confronti del Maestro Robert Crumb, in seguito ospite anch’egli della rivista) di Una storia del cazzo (ben venduta all’estero prima, pubblicata poi in Italia), la rodata coppia sudamericana Barreiro-Solano Lopez (con il loro horrorerotico L’iniziazione dalla stessa provenienza nordamericana, ErosComix, di Birdland), il plastico Loisel (con la fiaba muta Les feux de la Sainte Jean ed un personalissimo Peter Pan).

Quasi ad anticipare una futura e sempre più marcata attenzione nei confronti della letteratura in tema, già dal secondo numero Blue inizia la pubblicazione de Le memorie di un giovane dongiovanni di Apollinare, debitamente accompagnata dalle rigogliose illustrazioni del sempreverde Pichard (attivo sulla scena internazionale della BeDè sin dagli anni Sessanta con le sue volitive protagoniste femminili). L’appartato redazionale dei primi dodici mesi vede sin dall’esordio la presenza costante della rubrica recensoria Baisers Volès del parigino Bernard Joubert, il nostalgico sguardo ai protofumetti de C’eros una volta (o Storie della pornografia negata) a cura di Rover Star jr., ed un abbozzo di quella che diverrà la rubrica più letta (vedi dichiarazione in merito dello stesso Coniglio su Blue n. 120) del giornale, Posta in Blue, inizialm. riempita solo da lettere di commenti e richieste di pubblicazione, progressivam. trasformatasi in accogliente platea per lettori dalle più svariate esperienze di vita desiderosi di raccontar(si) e curioso osservatorio sui generis sulla sessualità, magistralmente orchestrata dalla futura collaboratrice Susanna Schimperna (capace di guadagnarsi, studiando accuratam. l’ossessione podofilo-retifista di una cospicua frangia di lettori, la consueta passerella televisiva capitolina ed un buon successo editoriale3).

Da ricordare inoltre del primo anno di vita di Blue, le frequenti apparizioni di Eric Stanton (con le sue opere pressochè totalmente incentrate sulla pratica del bondage) e di suoi epigoni4, l’esotico tratto di Elie Xir, qualche comparsata di Manara (un paio di copertine e la riproposta delle tavole dedicate ai Sette Peccati Capitali e ai Dieci Comandamenti), i ridondanti barocchismi di Rotundo e le geometriche pitture di Mozmir Jezek, già vignettista di Repubblica, in seguito alle prese con la propria versione del Kamasutra, in una singola pagina mensile.

Blue chiude l’anno con una curiosità per l’epoca: la traduzione (e adattamento) di una breve storia erotica giapponese. L’esperimento verrà ripreso nei mesi a venire, in un paio di occasioni anche con un inserto formato tascabile allegato alla rivista, preludio alla indiscriminata proliferazione di albi dal medesimo contenuto che caratterizzerà il mercato da edicola di lì a breve5.

Il progressivo accumularsi delle storie opzionate, acquistate e pubblicabili, le cospicue richieste dei lettori ed il numero complessivo degli stessi, in crescita (dalle dichiarate 17.000 copie degli inizi, si sfiorano le 20.000 con i due numeri estivi di luglio e agosto), convincono la redazione a procedere all’ormai inevitabile aumento della foliazione, passando così dalle 68 alle 84 pagine, e successivamente alle 100. Con il numero 20 si registra il primo incremento, grazie ancora all’inserto, stavolta dedicato all’eroina The girl di Kevin Taylor, un instancabile brunetta ninfomane dedita alle arti occulte costantam. attorniata da nerboruti esigenti ragazzoni palestrati dalle esagerate proporzioni.

Il supplemento seguente sarà di particolare importanza per l’intero fumetto italiano, segnando infatti, (anzi "Mah, infatti!"6) il prorompente ritorno di Filippo Scòzzari, fondamentale autore di un periodo irripetibile, questa volta con una serie di fulminanti racconti brevi corredati da deliranti illustrazioni dagli spettacolari colori.

In seguito, Scòzzari, continuerà a collaborare alternando inedite storie disegnate alle ristampe di quelle già pubblicate altrove, spiazzanti scenette a tutta pagina (gli Hunter’s collector ad es.) dipinte con gli inconfondibili pennarelli a corrosive rubriche accese dalla sua devastante fantasia.

Nel frattempo l’ingresso di Ferruccio Giromini, tuttora presentissimo recensore e articolista, tra i redattori, segna l’avvento dell’immagine fotografica su Blue, componente necessaria ad arricchire la folta offerta di stimoli visivi della rivista, mai banalm. ricalcata sugli stereotipati modelli delle potenziali patinate concorrenti, ma sempre volutam. contraddittoria, provocante, talora disturbante (vedi ad es. alcune pagine di Gilles Berquet, Roberto Gamba, Alberto Terrile o Robert Gligorov).

Con il numero 33, la grafica interna viene modificata e nuove rubriche, in gran parte quelle richieste dai sempre più partecipi (come dimostra l’inaspettato successo del primo referendum) lettori, vengono aggiunte. Da ricordare la veterana L’insano testo (recensioni librarie) inizialm. affidata alla scrittrice Alda Teodorani, in seguito saggiam. condotta da Susanna Schimperna, che fa invece il suo esordio, nello stesso numero con le Cronache erotiche. A lungo dureranno anche i dialoghi epistolari dei lettori con il direttore di Fermoposta Aldo Serio in Libidicon-desideri sessuali realizzati e non, gli "aggiornamenti sessuologici seri o faceti" di Minima Amoralia, lo sguardo sul "poco di buono del giornalismo italico" Spudorata stampa anche questa a cura della stessa Schimperna. Verranno invece sacrificate, a beneficio di un crescente spazio per la posta, le recensioni cinematografiche di Roger Thornill, L’idea fissa del direttore Coniglio, e le curiosità editoriali di Eros Comix della soave Sara Neri (il cui ignoto destino, non solo professionale, ci turba ancora oggi).

I fumetti imperdibili del secondo biennio sono soprattutto: le piccanti storie de Le piccole viziose di Monica & Bea (per mesi spacciate quali bellissime autrici iberiche, in realtà pseudonimo del riconoscibile Martin, come peraltro dimostra la presenza dei futuri protagonisti del suo I meglio inzuppano in un episodio della suddetta serie), i nostalgici affreschi adolescenziali della provincia francese nelle coinvolgenti pagine di Max Cabanes (uno degli autori più presenti in assoluto), i verbosi personaggi e la vena ironica di Frèmond (una sorta di discepolo del celebrato Lauzier), i secchi contrasti delle chiaroscure tavole di Roger Licot (autore scovato dal citato Giovannini) e della sua Toxine, una datata storia, rimasta stranam. inedita, di Jacques Tardi, i vorticosi cartoons di Massimo Mattioli con il secondo episodio di Squeak the mouse (a cui non può non essersi ispirato il geniale Matt Groening per la realizzazione dei più noti Grattachecca e Fichetto, inside-show di The Simpsons), l’esordio, che lascerà il segno, del dettagliatissmo tratto di Ferocius, autore cileno dalla ginecologica perizia, più volte riproposto a beneficio della vasta schiera di ammiratori delle sue quasi didattiche tavole.

Di questo stesso periodo sono anche le prime interviste apparse su Blue e non si poteva non incominciare con il monomaniaco retro-sguardo di Tinto Brass (addirittura due volte nell’arco di un solo anno) e il vigoroso talento di Rocco Siffredi (con cui Blue avvia una proficua relazione che tenderà lentam. a spegnersi salvo prima produrre l’interessante Blobhard, insolito "dietro le quinte" del primo film hard diretto dallo stesso poderoso stallone di Olona).

E’ il trentaseiesimo numero che segna il passaggio, ahimè non definitivo, ma questa è storia recente, alle 100 pagine, e l’attenzione, puntata da Coniglio nell’editoriale, all’improvviso accendersi di una folta concorrenza nella esigua nicchia di mercato delle riviste erotiche a fumetti. I tentativi concreti, in realtà, si limiteranno a due, solo parzialm. riusciti e neanche troppo vicini al modello originale. Bronx delle Edizioni Nuova Frontiera non durerà che una dozzina di numeri, segnalandosi nel breve periodo d’attività soprattutto per la pubblicazione di alcuni autori spagnoli, in particolare per aver "soffiato" a Blue una primigenia produzione del duo Monica & Bea (di Jaime Martin, insomma), e per l’ennesimo episodio dell’interminabile saga de Il gioco di Manara. Selen, invece, continua a tutt’oggi il suo cammino parallelo, riuscendo anche nel corso degli anni ad aggiudicarsi una fetta del pubblico rivale, grazie alla pretestuosa ingannevole immagine del "sesso solare" (evidentem. contrapposta alle più problematiche storie scelte da Blue) pomposam. sbandierata sin dagli inizi.

Vive comunque un periodo molto (pro)positivo la casa editrice, allora ancora Blue Press, tra il quarto e quinto anno di presenza in edicola. Numerose sono le iniziative immaginate, progettate, talvolta solo abbozzate (vedi la fantomatica rivista dedicata al feticismo dei piedi deludentem. trasformatasi poi in rubrica interna dalla presenza altalenante), sovente realizzate (come la serie bimestrale Blue Bizarre dal sommario composto prevalentem. da storie ed articoli riguardanti le tematiche sadomaso e fetish, con recuperi di autori cardine del genere, su tutti Stanton, Willie e l’immancabile Saudelli).

La totalità di queste proposte avrà vita editoriale breve come testimoniano gli otto numeri raggiunti dagli Albi di Blue (inedite storie a colori complete in agili albetti brossurati), i sette della ristampa cronologica integrale della Valentina di Crepax (di cui saranno invece edite e completate altre opere di matrice letteraria, come gli adattamenti di Emmanuelle ed Histoire d’O), gli stessi sette di Blue Bizarre, la dozzina di BlueBook o lo sfortunato numero unico prodotto in simbiosi con DeriveApprodi.
La mancanza di un pubblico sufficiente a mantenere questo consistente parco di collane parallele, convincerà col tempo l’editore a concentrare le proprie energie ed attenzioni sulla sola rivista madre, politica rivista solo di recente e spiegata dallo stesso Coniglio con motivazioni di ordine quasi esclusivam. distributivo7.

Nel frattempo i cambiamenti di grafica e le rotazioni delle rubriche redazionali si susseguono incessanti. L’aggiunta del racconto erotico (più spesso proposto da autori "interni" piuttosto che elaborato dei lettori come da intenzione originale) si sposa allo spazio sempre più ampio concesso agli approfondimenti storici e antropologici sui più vari argomenti sessuali (frutto quasi esclusivam. dell’esperto Luciano Spadanuda), alle crescenti pagine conquistate dalle missive dei lettori si affiancano corposi dossier su temi specifici (inaugura la serie quello sul naturismo, argomento ripreso più volte e che guadagna altresì l’onore della prima copertina fotografica), l’ormai non più procrastinabile servizio di vendita per corrispondenza (specie di riviste monotematiche americane8 ma anche di tavole originale degli autori di punta) e le frequenti interviste (tra gli altri Mughini, Magli, Antinori, Crepax, Guccini più avanti negli anni Cancellieri, Spaak, Marenco, Dalla, Luttazzi oltre ai beniamini Scòzzari, Mattioli, Saudelli, Baldazzini, Serpieri) completano il sommario di un numero-tipo.

Ad arricchire le pagine a fumetti giungono invece le satiriche situazioni di coppia lapidariam. descritte dall’istrione Georges Wolinski, le convulse sboccate tavole della sua degna controparte italiana Roberto Battestini (vera sorpresa ed ormai presenza costante e irrinunciabile), i teneri personaggi omosessuali del tedesco Ralph Konig (ora anche sulla rivista a fumetti per eccellenza, Linus), le scarne carni crude scelte (sciolte?) dall’iperrealistico pennino di Mannelli, le rispettive ossessioni podofile ed ermafrodite di Saudelli e Baldazzini, quella per le rotondità anatomiche posteriori del sopravvalutato Serpieri, le tridimensionali illustrazioni di El Tomi che fanno da contorno alle conturbanti ed evocative storie, le apparentem. ingenue tavole naif della sorprendente candida Alba di Romagnoli, esordiente assoluto, segnalato dall’occhio sempre acuto di Luigi Bernardi (anche lui saltuario redattore).

Negli anni più recenti Blue continua nel suo processo di mutamento, stavolta con piccoli aggiustamenti di rotta e ciclici periodi di restyling grafico. Tra le rubriche che si sommano e/o sostituiscono alle vecchie vanno menzionate quelle più mirate alla critica e recensione fumettistica9, Il raggio verde, essenzialm. curata dai due Giuseppe, Peruzzo e Pollicelli (che redigerà anche quasi tutti i mini-spazi critici affiancati alla Posta in Blue), dedicata alla produzione libraria a fumetti e L’altra edicola di Michele Ginevra che si concentrerà invece sulle serie solitam. a piccola tiratura dell’editoria indipendente. Proprio in questo vivace sottobosco, Coniglio ed i suoi collaboratori cercano e trovano alcuni dei migliori talenti degli anni a venire, accentuando l’innegabile attenzione della rivista verso le esperienze stilistiche più moderne ed innovative.

Le eteree donnine ferite di Marco Marini, i complessi intrecci sentimentali di Laura Scarpa, i taglienti personaggi urbani di Maurizio Ribichini, il vuoto esistenziale aleggiante negli acquerelli di Gipi, gli spigolosi volti delle figure tratteggiate da Salvo D’Agostino, le rarefatte atmosfere del Drug Lion di Reviati, il doloroso realismo delle storie di Pepe e Morgante, le feroci vignettone delle crudeli vicende narrate da Marco Corona (unico artista italiano presente nella ciclopica antologia Comix 2.000 edita dalla francese L’Association) rappresentano a dovere
il fermento e la creatività delle nuove leve della tradizione fumettistica italica a cui Blue dà spazio con coraggio, solitario baluardo di quello che un tempo era il florido comparto delle riviste "d’autore".

Con le abituali difficoltà e stanchezze ed i periodici scoramenti del suo editore, costretto dall’andam. negativo delle vendite degli ultimi mesi a sacrificare un sedicesimo ripristinando così il formato a 84 pagine, Blue prosegue e persegue il suo progressivam. definitosi compito di documentare "l’immaginario erotico" (come recita il sottotitolo dell’anno appena trascorso, sostituto del più polemico ed ironico "contemporanei all’imbecillità") o, come da riuscita definizione di Ferruccio Giromini, il prezioso ruolo di "sussidiario di segnaletica dell’eros".
Auguriamoci lo possa fare ancora a lungo.




  1. Torpedo edita dalla Acme, ovvero lo stesso editore di Blue semplicem. sotto un’altra veste, rivista di fumetti "noir", trainata dall’omonimo personaggio di Enrique Sanchez Abuli e Jordi Bernet.
  2. Non
  3. a caso, nel corso del 2.000, forte delle richieste in tal senso, l’editore aggiungerà a Blue la rivista "sorella" X-Comics, praticam. la versione italiana della iberica Kiss delle edizioni La Cupòla
  4. Feet, Edizioni Castelvecchi, Roma, 1996.
  5. Fred Winter, pseudonimo di un importante autore iberico, che presenterà una propria versione delle opere del Marchese de Sade.
  6. Anche Blue Press produrrà di lì a poco, senza troppa fortuna, a dire il vero, la testata erotica BlueJapan. Esperimento simile verrà ripreso nel corso dell’ultimo anno con più mirate pubblicazioni destinate alle librerie specializzate.
  7. Secondo quanto rievocato da Scòzzari in Prima pagare, poi ricordare, era questa l’abituale espressione usata da Andrea Pazienza per convalidare banalm. le affermazioni del suo interlocutore.
  8. Avendo firmato un nuovo contratto con un distributore differente dal precedente, la Mare Nero, nuova denominazione della editrice di Blue, ha dovuto incrementare la quantità di titoli del proprio catalogo. Da qui l’espansione dei mesi più recenti, con il consistente aumento della produzione di libri per il circuito specializzato delle librerie.
  9. Juggs, Boobs, Legs, Over 40 sono alcuni dei pittoreschi titoli anticipatori degli ovvi contenuti.
  10. Precedute, negli anni dal ’95 al ’97, dall’analoga rubrica di Massimo Galletti.


 

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