UN FUMETTO COLTO: STURMTRUPPEN

di Il Pellegrino 

Tendiamo a sorvolare alcune cose.
È umano, si sa.
E così spesso andiamo a cercare lontano quello che si trova sotto il nostro naso.

Facciamo un esempio: provate a chiedere ad un appassionato un elenco dei migliori autori italiani di fumetti. Così, su due piedi, i primi nomi che gli vengono in mente. Vi risponderà Toppi, Battaglia, Magnus, Pratt, forse qualche disneyano o bonelliano. In pochi, i più accorti, vi diranno Bonvi. Se provate a far loro notare la mancanza, abbozzeranno imbarazzati.
Io,almeno, l'ho fatto.
Il fatto è che tendiamo a sorvolare: spesso, del tutto inconsapevolmente, identifichiamo i fumetti con storie, episodi, qualcosa con un capo ed una coda e, soprattutto, di una certa lunghezza. E dimentichiamo le strisce.

Eppure paradossalmente, vista la scena italica (che al fumetto di stampo comico non sembra più dare le dovute attenzioni), uno dei fumetti maggiormente profondi e colti del panorama italiano è una striscia comica che parla di eternamente sfigati soldatini, che vivono avventure sul filo del nonsense e non hanno diritto nemmeno ad un linguaggio normale.

IL PIANO DELLA CITAZIONE

All'inizio la lettura è facile. Sghignazzi in tutta leggerezza al seguire le avventure di un barelliere furbo ed uno fesso; o del fido luogotenente saponificato, in quanto, all'ordine di mandare avanti "il grosso della truppa", ha lanciato all'attacco un ciccione.
Ti fermi ad un paio di livelli, alla satira delle ideologie fascista e nazista, con quegli ufficiali decadenti ed inutili, col fiero alleaten fanfarone e vigliacco...

Poi incappi in qualcosa che inceppa il meccanismo.
T’imbatti in una striscia diversa. In una vignetta c'è un cartello. Nel cartello c'è scritto:



COMMA 22
"Chiunque è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di guerra. Però chi chiede di essere esentato dalle missioni di guerra non è pazzo."

La scritta ti richiama qualcosa alla mente, un vago ricordo, nella tua libreria. Eccolo lì, "Comma 22" di Joseph Heller.
Ti prendi un paio di serate e t'immergi nella lettura di un libro dalla costruzione difficile, ma dal messaggio forte ed amaro. Hai davanti un mondo folle, retto dalla circolare logica del comma 22, un mondo in cui il sistema non è più supporto di qualcos'altro, ma centro di se stesso. E lotta spietatamente per la sua preservazione, fagocitando vite innocenti. Alla luce del comma 22, Sturmtruppen assume un altro aspetto. Ridi ancora, certamente, ma inizi a non farti più gioco di quei poveri soldatini.

Il mondo di Sturmtruppen inizia a farsi più cupo, disperato. Sembra non esserci via di fuga per i poveri soldatini. L'illogica del comma 22 li lascia in balia di sergenti ferocissimi e di ufficiali troppo distanti dalle sofferenze della truppa.

Poi, ecco un'altra striscia che spezza il ritmo. È l'arrivo di due soldati che non sono come gli altri. Sciatti, trasandati, duri. Hanno fatto la guerra, quella in prima linea, ed un sergente non li scompone nemmeno. Arrivano dal 27° battaglionen corazzaten (di disciplinen).
Hanno fatto l'addestramento a Lengries, dove "tutto era proibito", e se sgarravano erano guai. Si sono guadagnati la libertà al campo di concentramento Fagen, disinnescando bombe inesplose. Il collegamento questa volta è fulmineo. Sven Hassel faceva parte del 27° battaglione panzer di disciplina, ed ha immortalato Fagen e Lengries in un altro caposaldo della letteratura antimilitarista, "Maledetti da Dio".

Ed ecco che le influenze si fanno due. Ora, col procedere della lettura, inizi a vederle crescere a valanga. Quel biondo licealen, pieno fino al collo di propaganda nazista, che ha mentito per entrare nell'esercito, e che farà un'orribile fine, non sembra uscito da "Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale" di Remarque? E quell'atteggiamento di cupo disprezzo, parimenti distribuito fra carnefici e vittime, non sembra venuto fuori dalla saga "08/15" di H. H. Kirst?

Influenze, varie e diverse. Influenze colte. Ma non bastano a fare un fumetto colto.

IL PIANO PERSONALE

Serve qualcosa che leghi queste influenze in qualcosa di nuovo ed unico. Serve un intelletto forte che le abbia digerite e ne abbia fatto qualcosa di personale, aggiungendoci del suo. Bonvi è un intelletto abbastanza forte.
Alla luce della sua personalità, del suo potente individualismo, della risoluzione di non scendere a compromessi, e comunque di non fuggire mai, combattere sempre, le influenze s'intrecciano e mutano significato.

Leggendo con attenzione le sue strisce, notiamo che i personaggi che godono di luce migliore sono i più individualisti, quelli che sfuggono allo schema, quelli che utilizzano la propria fantasia o il proprio coraggio per spezzare la logica del comma 22.
I due componenti del 27° btg. corazzaten (di disciplinen), ad esempio, capovolgono il messaggio di Hassel. Là dove Hassel cercava solo la fuga, essi prendono di petto il problema. Affrontano il sergente, lo mettono sotto. Raddrizzano i torti con la forza bruta o con l'inganno. E cacciano in gola alle vittime, la cui colpa è permanere nello stato di vittime, i loro ringraziamenti.

E così l'unico ufficiale che muore eroicamente è un capitano ubriacone. Una macchia per la propria categoria, non tanto per il vizio dell'alcool (ce ne son stati di peggio, nelle altre strisce: ufficiali debosciati, decadenti, corrotti, completamente pazzi) ma perché tiene davvero alla propria truppa. Talmente tanto da proteggerla anche dall'oltretomba. È l'unico ufficiale che muore pianto dai suoi soldatini.

Un altro ufficiale morirà in seguito. È il crudele successore del tanto simpatico capitanen della compagnien. Verrà ucciso con l'inganno, saltando su una mina nell'illusione di ottenere un avanzamento di grado per ogni campo minato attraversato.
Una morte ignominiosa. Ma il capitanen della compagnien, impetuoso, ubriacone ma coraggioso ed altruista, era troppo vicino alla personalità dell'autore. Una piccola vendetta gli era dovuta.

O ancora "Azzarden" Franz, il giocatore. Ha tanta faccia tosta da vincere a poker anche le mutande del sergente. Dovrà poi soccombere alle ragioni del potere, ma per un po' se la sarà goduta.

E questi personaggi spiccano fra la marmaglia che subisce supinamente, così come le strisce che li riguardano spiccano fra le tante che hanno come scopo principale strappare semplicemente una risata.

Un piano delle citazioni ed un piano personale. Ma c'è ancora di più a fare di questo fumetto un'opera colta.

LA DIALETTICA CITAZIONE-PERSONALE: CRITICA SOCIALE E PIANO UMANO

Bonvi, dicevamo, si pone con spirito critico davanti alle sue fonti. Piuttosto che citarle supinamente, le vaglia alla luce della propria personalità. È da questa dinamica che emerge un altro aspetto delle Sturmtruppen: la forte vena di critica sociale.
Il succo è espresso chiaramente da una striscia.

Due soldatini parlano. Il primo: "fra poco mi congedo. Non dofrò più diren 'buongiorno, sergenten', 'signorsì, capitanen' o "ossequi, colonnellen'!" Il secondo: "ja, dirai 'buongiorno, dottoren', signorsì, direttoren' e 'ossequi, commendatoren'!" Nella vignetta successiva il primo soldatino si offre volontario per una missione suicida.

Bonvi sembra dire: "bene gente, credevate che parlassi solo della vita militare? Sbagliavate. La cosiddetta società civile non è altro che la società militare camuffata."

Ed ecco che l'interpretazione personale delle fonti porta Bonvi a smontare i mezzi del potere ufficiale.
Dalla visione critica del comma 22 fa a pezzi in due parole il politically correct ("Dire epidemia abbassa il moralen! Occorre parlare di singoli casi isolaten! Soldaten, quanti singoli casi isolaten abbiamo ad oggi?" "732.518 singoli casi isolaten, herr doktor!").

Prendendo per riferimento Remarque smonta la propaganda (e così i sogni di gloria del biondo licealen moriranno ignominiosamente su una mina, rendendolo una larva senz'arti; curioso come la maggior parte dei personaggi disprezzati o disprezzabili finisca su una mina).

Da una variante ancora più estrema dell'odio sbandierato da Kirst, ma con trovate personalissime, prende forma un disprezzo per le vittime scientemente tali, artefici quanto gli aguzzini delle proprie sofferenze (ed ecco storture logiche di grande potenza come il battaglione lottizzaten, o i poveri soldatini talmente spersonalizzati da esser utilizzati come oggetti: addobbati come alberi di natale, piantati in terra come paletti per il filo spinato o pali del telegrafo, e così via).

Le fonti sono l'inizio, l'esecuzione è splendidamente personale.

E da questa esecuzione prende forma il protagonista di tutta la saga delle Sturmtruppen. Il soldatino. L'oppresso. Una frase, spesso ripetuta da Bonvi nelle sue interviste, dice: "se dovessi ricreare adesso le Sturmtruppen, disegnerei il soldatino prussiano con l'elmo a punta. Il vero simbolo del soldato inquadrato e oppresso".

Se fino ad ora è stato evidenziato il disprezzo per questa povera forma di essere umano, occorre dire che Bonvi non si è fermato ad esso. Il suo rapporto coi soldatini è, effettivamente, un rapporto di amore-odio (alla fin fine il suo tramite, quell'ubriacone del capitanen, tratta con durezza i suoi uomini, ma li difende spietatamente). Il suo soldatino non può essere solo un oggetto. È il vero protagonista di un'amara commedia umana, e per questo comunica anche un certo affetto. Il soldatino qualsiasi di Bonvi è tutti i soldatini, è tutti gli uomini oppressi, e per questo sfodera un'ampia serie di caratteristiche.

È sì il mulo da soma, umiliato e offeso, ma alle volte sfoggia quella saggezza bassa da Bertoldo, combattendo il male dell'omologazione con la fantasia (come, proprio all'inizio, il soldato nudista, che sfrutta un buco del regolamento: quest'ultimo richiede che la divisa sia in perfetto ordine, ma non specifica se essa debba essere indossata o no: il comma 22 usato contro se stesso).

Oppure cerca rifugio nella pazzia. Ma quanto è pazzia, e quanto è sfruttare la logica perversa del mondo delle Sturmtruppen a proprio vantaggio? Il soldaten che si crede Gesù Bambino c’è o ci fa?

Non sono forse quei personaggi lunari, quel pazzo che tratta i propri cammelli come esseri umani, o quell'altro che spende tutta la sua diaria in fiori per la prostituta del reggimento, quelli che ci restano impressi in mente? Sono i personaggi che scoprono la vena romantica dell'autore celata al di sotto del suo sbandierato cinismo.

È un piano umano fortemente connesso a quello della critica sociale. L'individuo contro le logiche spersonalizzanti del sistema, rappresentato da animaleschi sergenti, da ufficiali carrieristi, spesso depravati e fondamentalmente inutili. Chi soccombe ne diventa un burattino ("la croce di ferro con fronde intrecciate! Chissà come saranno invidiosi i miei camerati!" esclama la mummia cieca e senza gambe, sulla sua sedia a rotelle) o, se meno fortunato, comprende di aver perso e si strugge nella malinconia di un mondo ormai perduto (come quel soldatino che rievoca le dolci primavere al suo paese, e che non reggerà il prossimo assalto). L'unica via d'uscita è, quasi sempre, vivere al massimo la propria vita e andarsene con uno scoppio. Una visione, come detto, romantica e sturm und drang.

Influenze, quindi, metabolizzate in una visione personale. Una cinica critica sulla società equilibrata da un'amara riflessione sull'umano essere. Tutto questo basta per fare un fumetto colto?

Secondo me sì, e se ho rovinato i vostri cinque minuti di divertimento, beh, scusate tanto...


 

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