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LA STORIA DI BRIAN SCOT JOHNSON
di
Sheovan
Sembrano
passati secoli da quando i personaggi bonelliani hanno fatto il
loro timido debutto negli States, in albi pressochè analoghi
a quelli italiani e con copertine, almeno all'inizio, di autori
anglosassoni prestigiosi, come Dave Gibbons (per Martin
Mystère), Art Adams (per Nathan Never), Mike Mignola
(per Dylan Dog). Tra i pochi americani ad accorgersi di quei
comic books così insoliti c'era Brian Scot Johnson, che vende
fumetti via Internet. Mi sono messo in contatto con lui, l'ho aiutato
ad intervistare Alfredo Castelli (creatore di Martin Mystère),
ed è nato questo articolo, che avrebbe dovuto uscire su un'altra
rivista oltre un anno fa, ma che per ragioni di spazio è
saltato. Forse altri albi Bonelli usciranno negli States in futuro,
di positivo c'è che io e Brian siamo sempre in contatto;
e vi consiglio di iscrivervi alla sua interessantissima newsletter.
Lo
scorso marzo la Dark Horse ha finalmente iniziato a pubblicare i
fumetti bonelliani negli States. Sono albi in formato molto simile
a quello originale con copertine di autori americani: Mike Mignola
(era sua la copertina di Dime Press 4, ricordate?), il geniale
creatore di Hellboy, realizza le cover di Dylan Dog (l'Indagatore
dell'Incubo gli piace, anni fa aveva espresso l'intenzione di realizzarne
una storia breve), Dave "Watchmen" Gibbons quelle di Martin
Mystère (ma dal numero 4 sono state pubblicate le copertine
originali di Alessandrini) e il tanto brillante quanto lento (e
infatti ha realizzato solo quattro cover, per i numeri 5e 6 hanno
utilizzato disegni di De Angelis) Art Adams quelle di Nathan Never.
Le
traduzioni, molto fedeli, sono curate dalla Strip Art Features (SAF)
di Ervin Rustemagic (famoso anche per essere diventato protagonista
di Fax from Sarajevo di Joe Kubert e per Sarajevo Tango
che gli ha dedicato Hermann).
A molti non sono piaciuti i colori delle copertine (molto più
scuri rispetto allo standard italiano), ma ad un americanofilo come
me sono sembrati decisamente buoni. Tra l'altro, le copertine sono
molto belle, spesso superiori a quelle originali. E' il caso, ad
esempio, della cover di Johnny Freak di Mignola, di enorme suggestione
visiva, nettamente migliore rispetto a quella di Stano. Magari Mignola
non interpreterà "correttamente" il personaggio,
come ha osservato qualche pignolo, ma le sue copertine sono cariche
di profonde suggestioni romantiche, molto in sintonia con la serie.
Di grande impatto anche le cover di Art Adams (peccato che sia così
lento).
Si
tratta di edizioni complessivamente superiori alla maggior parte
delle versioni straniere di albi bonelliani che ho visto. Unico
rammarico: il fatto che Groucho sia stato ribattezzato Felix e gli
siano stati tolti i baffi (per evitare noie legali con gli eredi
di Groucho Marx). Dispiace anche che Mystère sia stato americanizzato
in Mystery.
Alfredo Castelli ha inoltre curato le "Bibbie Bonelli",
fascicoletti di otto pagine (ognuno dei quali illustra le principali
caratteristiche di un personaggio bonelliano) recentemente pubblicati
in inglese dalla SAF (tra parentesi, chi scrive ha scritto quello
dedicato a Tex).
Per
molti, è irrilevante il fatto che alcuni personaggi bonelliani
siano pubblicati in America: il mercato statunitense sta attraversando
una crisi gravissima e le vendite sono ai minimi storici. Invece,
è molto importante: nessuno parla la nostra lingua, e il
fatto che alcune serie bonelliane inizino ad essere tradotte in
inglese, le rende fruibili a un maggior numero di persone (non necessariamente
di paesi di lingua inglese). Si parla addirittura di un film su
Dylan Dog, di produzione americana, ma con troppe modifiche rispetto
alla serie originale (Dylan Dog sarebbe un americano e la pellicola
sarebbe ambientata a New York): sarebbe stato meglio lasciar fare
il film a Wes Craven (che anni fa aveva proposto alla Bonelli di
girare un film su Dylan Dog).
Non
è facile arrivare sul mercato americano e il fatto che alcune
serie bonelliane (speriamo che siano presto seguite da altre) ci
stiano riuscendo è già una vittoria.
Ero molto curioso di vedere come gli americani avrebbero accolto
Dylan, Martin e Nathan e, su Internet ho scoperto la recensione
di Dylan Dog #1, fatta da Brian Scot Johnson. Brian vende fumetti
online e, nel suo bel sito , li recensisce anche (tra breve inizierà
ad autoprodurre una serie a fumetti di sua creazione, Sons of
Osiris). Ha una notevole cultura fumettistica e le sue recensioni
sono sempre acute e brillanti (spesso di gran lunga migliori di
quelle di molti critici italiani).
Così
è stato anche per Dylan Dog. Brian ha lodato la brillante
sceneggiatura di Sclavi e i disegni di Stano, sagacemente accostato
a Sienkiewicz (e infatti entrambi si ispirano all'austriaco Egon
Schiele). E ha concluso: "Dylan Dog non dovrebbe essere sottovalutato:
cento pagine di zombi e horror valgon bene cinque dollari (il prezzo
degli albi Bonelli in USA N.d.R.)". E ha dato A (il voto massimo
per gli americani) all'albo. Ho letto anche la recensione di Martin
Mystery #1: ha apprezzato la storia di Castelli e meno i disegni
di Alessandrini (in effetti, il disegnatore marchigiano era all'epoca
piuttosto grezzo). Mi sono allora messo in contatto con lui: ho
scritto al suo indirizzo di e-mail ed è iniziata una corrispondenza
tra di noi.
Lo sto indottrinando sulla Bonelli, e Brian
è sicuramente il fan bonelliano numero uno negli States.
E' stato poi contattato anche da Alfredo Castelli, da Michele Medda
e da Stefano Casini e ha intervistato il BVZA (alcune domande le
ho suggerite io).
L'intervista
a Castelli è molto bella, interessante sia per gli americani
che non lo conoscono, sia per gli italiani. Castelli, infatti, è
sempre piacevole da leggere ("un personaggio carismatico, con
migliaia di storie interessanti da raccontare" lo ha definito
Brian). Tra l'altro, il BVZA racconta la sua teoria di un Mickey
Mouse inizialmente negro (vive in una realtà rurale, molto
simile al sud degli States, la sua ragazza si chiama Minnie, nome
tipico delle donne di colore, ed è piuttosto libera sessualmente
per l'epoca, proprio come vuole lo stereotipo delle donne nere),
e successivamente, grazie la suo successo, "bianchizzato"
(in una delle prime storie di Gottfredson si tinge di nero per recitare
in La capanna dello Zio Tom). Inoltre, Castelli rivela che
prima o poi dovrebbe uscire un suo volume dedicato al fumetto americano
dei primi del secolo (periodo in genere non molto studiato dai critici),
volume che si annuncia imperdibile (e chi scrive è trai fortunati
ad averne una versione stampata da Castelli).
Sia l'intervista a Castelli che le recensioni di Brian Johnson sono
state tradotte in italiano dai ragazzi di uBc (sia sempre lode ad
uBC!)
Ma
torniamo ai pezzi di Brian. Molto bella la sua recensione di Nathan
Never #1 ("Vampyr", in origine il numero 26 della serie):
è rimasto colpito dalla narrazione di Medda e dai disegni
di Mari (all'epoca, un efficace mix di Mike Mignola, Frank Miller
ed Alex Toth).
E lo è ancora di più quella di "Johnny Freak"
(la seconda storia di Dylan Dog pubblicata dalla Dark Horse). Ha
compreso alla perfezione la weltanschaunng sclaviana (i "freak"
sono meglio dei "normali"), è entrato nel "mood"
della serie.
Ha scritto, a proposito della storia: "Questo albo merita di
vincere dei premi (e lo segnalerà come "best reprint
graphic novel" N.d.R.), non solo nell'ambito dei fumetti, ma
anche in quello della narrativa scritta. (..) Una delle storie migliori
da molto tempo a questa parte". Certo, il mio parere su Johnny
Freak non è lo stesso di Brian (non ho mai molto apprezzato
quella melensissima storia), ma è curioso che il suo giudizio
coincida con quello della maggioranza dei lettori italiani di Dylan
Dog. Ciò che colpisce di Brian, infatti, è che, pur
non avendo mai letto prima i fumetti bonelliani, è in perfetta
sintonia con i lettori italiani.
Ed
eccovi le sue impressioni: "I fumetti Bonelli mi hanno letteralmente
sbalordito: è stato come entrare in altro mondo. Non che
pensassi che gli italiani non potessero produrre bei fumetti, ma
non avrei mai pensato di leggere fumetti italiani. Così è
quasi inconcepibile per me che, dopo aver letto i primi due numeri
delle tre serie presentate in USA dalla Dark Horse, li abbia trovati
più interessanti del 90% dei fumetti che colleziono.
Ma, forse, la cosa più sorprendente è questa: come
mai questi fumetti non sono stati pubblicati in USA prima del 1999?
Persone che fino a ieri erano dei perfetti sconosciuti per me (Tiziano
Sclavi, Alfredo Castelli, Mauro Marcheselli, Angelo Stano, Andrea
Venturi, Michele Medda, Nicola Mari, Stefano Casini) stanno realizzando
alcuni dei migliori fumetti del mondo!
"Il
formato di questi albi può incontrare problemi negli States,
perché i lettori americani sono abituati ad albetti di 24-32
pagine. Ma per me sono nettamente migliori gli albi bonelliani,
molto più lunghi e meglio curati. Offrono quasi un'ora di
intrattenimento ed, essendo brossurati, sono facilmente collezionabili
(sono dei veri e propri libri). Sono albi che si possono prestare
agli amici, anche a quelli che in genere non leggono fumetti, sicuri
che li verranno apprezzati.
In America i fumetti sono troppo spesso sinonimo di supereroi: ma
i fumetti bonelliani coprono generi diversi, tipici dei film e delle
serie televisive (mistero, azione, fantascienza, romance, ecc.).
Così, sommando la varietà di generi al cospicuo numero
di pagine e al fatto che in genere la storia inizia e finisce in
un numero, è più facile per le serie bonelliane attrarre
nuovi lettori che non per i classici fumetti di supereroi. Ad esempio,
è facile che chi ama X-Files apprezzi Martin Mystère.
La maggior parte di queste storie fa pensare
il lettore: combinano storia, letteratura, cinema e mitologia in
un affascinante mix.
Nathan Never #2 ("Cuore di tenebra", in italiano N.d.A.),
che reinterpreta efficacemente Heart of Darkness, dovrebbe
essere studiato nelle scuole insieme al libro di Conrad.
Non
conosco i dati sulle vendite. Posso però dire che da quando
ho scritto le recensioni sul mio sito, le mie vendite sono aumentate
in media del 400%. Dylan Dog è la serie che vende di più
(come in Italia N.d.A.). Penso che, più le persone ne sentono
parlare, più saranno invogliate a comprarne un numero, anche
solo per curiosità.
E una volta che il lettore americano li ha scoperti, gli autori
italiani hanno per questo sto cercando di diffondere i fumetti Bonelli
in America. Amo questi albi!"
Grazie,
Brian: è bello vedere persone che amano i fumetti come te,
e che sanno ancora appassionarsi per ciò che è nuovo.
Ho scritto a Brian informandolo della morte di Tea Bonelli, madre
di Sergio e fondatrice della casa editrice, e lui ha riportato la
mia lettera sulla sua newletter settimanale (Il pezzo era intitolato
Tea, ti conoscevamo a malapena…riposa in pace) unendosi
alle mie condoglianze alla famiglia Bonelli ("hai la nostra
solidarietà dall'altra parte dell'oceano").
Speriamo
che altri americani si uniscano a lui e che la "Bonelli Invasion"
possa concretarsi (e che a prime queste miniserie ne facciano seguito
delle altre, e magari anche delle serie regolari). E, magari, che
aumenti il numero di fumetti italiani tout court pubblicati negli
States.
Chissà: magari un modo per far uscire il mercato americano
dalla sua crisi potrebbe anche essere proporre fumetti un po' diversi
da quelli delle majors….
Ma non ci limitiamo a riciclare e riadattare vecchi pezzi: in
esclusiva per i lettori di Prospettiva Globale, eccovi un'intervista
a Brian Scot Johnson, che parla a ruota libera sulla sua attività
di retailer online e sui limiti del direct market americano. Dopo
aver sentito l'opinione di un autore come Rick Veitch, eccovi il
parere di un negoziante: sono d'accordo sulla diagnosi, meno sulla
cura.
Da quanto tempo vendi fumetti online?
Da
circa un anno e mezzo. Ho aperto il mio sito nel dicembre del 1998,
dopo aver lavorato dietro le quinte per circa un mese (preparare
il computer, sviluppare il sito, adempiere le formalità burocratiche,
eccetera…).
Ma vendo fumetti da circa sei anni: ho iniziato nell'agosto del
1994 lavorando come commesso nel negozio "Dave's Comics II"
di Ann Harbor, Michigan.
Hai
vissuto in prima persona i cambiamenti epocali del mercato americano
di questi ultimi anni: parlacene un po'.
Ho
visto le cosiddette "Guerre della distribuzione", nelle
quali la Marvel aveva deciso di distribuirsi da sola, comprando
la Heroes World. Gli altri editori, spaventati, si erano quasi tutti
rivolti alla Diamond. Adesso la Heroes World e anche il terzo distributore,
Capital City, sono defunti, e la Diamond regna suprema. E si vede:
negli ultimi anni il prezzo medio di copertina degli albi è
passato da un dollaro e mezzo a quasi tre dollari!
L'avvenimento più importante degli ultimi tempi è
stato sicuramente l'acquisto della Wildstorm di Jim Lee da parte
della DC: così, Alan Moore (con la sua linea ABC) è
tornato a lavorare per la compagnia con la quale aveva giurato di
non collaborare mai più. Inoltre, Warren Ellis (scrittore
di Planetary e del primo anno di The Authority per
la DC-Wildstorm NdA) è diventato uno scrittore "cool"
e tutto questo ha fatto sì che la DC superasse nelle vendite
la Marvel (lo sai che sono un DC kid, no?)
Classica
domanda di un'originalità sconcertante: che consigli daresti
a chi volesse aprire un negozio di fumetti online?
Essenzialmente
tre:
1) Bere molta tequila sale e limone (io l'adoro!)
2) Sposarsi con una/uno piena/o di soldi
3) Ripetere il consiglio numero 1.
Scherzi a parte, qui in America il mercato è in piena crisi,
quindi se uno vuole vendere fumetti deve essere un grande appassionato
(se va alla ricerca di fama e ricchezza, si trovi un altro lavoro!),
e cercare di diffondere il medium il più possibile. Si deve
parlare alla gente, ai provider, ai negozianti, conoscere lo stato
del mercato (ad esempio, scoprire che le clienti sono molto meno
interessate ai supereroi che non i clienti…). Comunicare e
imparare. Dare ai clienti quello che i concorrenti non danno. E
si deve sempre essere onesti… soprattutto con se stessi.
Il
tuo parere sul direct market e su come ha cambiato il mercato fumettistico
americano.
Negli
Anni Settanta il direct market ha salvato l'industria: non ho dubbi
su questo.
Negli Anni Novanta, il direct market sta distruggendo quella stessa
industria che aveva prima salvato.
Il direct market era una soluzione facile per un grosso problema.
Era un pezzo di nastro adesivo che teneva insieme un'astronave,
un cerottino su di una ferita purulenta.
Detto questo: è vero, io mi guadagno da vivere con il direct
market. Ma vorrei che non fosse l'unica opzione per il lettore.
Batman deve tornare nelle edicole, Superman deve essere in tutti
i supermarket. La striscia dell'Uomo Ragno su tutti i giornali.
I fumetti devono recuperare visibilità, tornare ad essere
un media come tutti gli altri, non un media elitario per fan di
supereroi e basta. Dobbiamo tornare ad essere orgogliosi del medium
fumetto. E, soprattutto, dobbiamo vendere più fumetti.
Parlando
di fumetti, il Previews è sempre più ricco di gadgettini
(card, poster, statue, magliette, giocattoli, video) e sempre meno
di fumetti. Qual è la tua fonte maggiore di reddito?
Senz'altro
i comic books e (soprattutto) i trade paperbacks (che cerco sempre
di promuovere in ogni modo), che costituiscono circa l'85-90% delle
mie vendite.
Se qualcuno me li chiede, non ho difficoltà a procurargli
i gadget, ma la mia passione, il mio pane e burro (se adorassero
meno il burro gli americani sarebbero senz'altro meno grassi NdA)!
Come
funziona il tuo sito?
Non
è per niente automatizzato: nessun "carrello della spesa"
in stile Amazon. Quando uno vuole ordinare, manda una e-mail a una
persona reale (il sottoscritto), che risponde alle domande dei clienti.
Invio anche una newsletter settimanale a tutti i miei clienti, nella
quale cerco di promuovere i titoli che reputo più interessanti
(c'è una sezione speciale dedicata ai fumetti indipendenti,
molto trascurati nel Previews).
Io sono sempre online, e gestisco il mio
negozio virtuale (essere online significa avere molte meno spese
di gestione) con la mentalità del piccolo negoziante sotto
casa (letteralmente: la "Mom and Pop Shop mentality" NdA),
che però è sulla Grande Autostrada Mondiale. I miei
clienti mi informano sullo snowboard in Vermont, le pagelle in California,
i matrimoni in Italia (allusione al matrimonio di Alfredo Castelli,
avvenuto lo scorso ottobre, del quale l'ho informato io Nda).
Torniamo
all'argomento principale: cosa si potrebbe fare, secondo te, per
far risalire la china al mercato fumettistico americano?
Se
fossi un politico ti direi: grazie per avermi fatto questa domanda.
In realtà, hai aperto una lattina piena di vermi! Ognuno
di noi che lavoriamo in questa industria - autori , editori, distributori,
venditori come me - può fare un mucchio di piccole cose per
aumentare le vendite. Dobbiamo rendere il medium più visibile,
rendere i fumetti migliori… Dobbiamo essere orgogliosi dei
fumetti (in America troppo spesso si va in un negozio di fumetti
con l'atteggiamento circospetto di uno che va dal suo pusher di
droga).
Certo,
ci sono poi alcune cose che mi piacerebbe succedessero. Vorrei vedere
le majors comprare spazi pubblicitari in televisione e su riviste
come Time, Newsweek, People, Playboy,
annunciando nuovi numeri, parlando degli autori e delle trame. La
DC fa parte di un conglomerato: potrebbe finalmente sfruttare la
cosa per farsi un po' di pubblicità!
Soprattutto, si dovrebbero pubblicizzare
i trade paperback, un po' come si fa con i libri "veri".
E non soltanto i TPB di Batman, anche quelli di serie come Preacher,
100 Bullets o Transmetropolitan, che possono interessare
anche chi in genere non legge fumetti.
Sarebbe
poi bello che i fan di fumetti comprassero un albo in più
e lo regalassero a chi non conosce il medium, facendo opera di apostolato.
Credo molto nel passaparola, che è più efficace di
ogni campagna di marketing!
Bisogna inoltre cercare di emancipare il mercato fumettistico americano
dai supereroi, diffondendo nuovi generi (il western di Jonah
Hex o Blaze of Glory, il noir di 100 Bullets o
Sam & Twitch, la fantascienza di Astronauts in Trouble
e Star Trek). E' anche per questo che mi sono piaciuti tanto
gli albi Bonelli: perché affrontano generi diversi.
Come ho già detto, dobbiamo essere
fieri del nostro medium, leggere fumetti non dee più essere
un piacere colpevole da consumare di nascosto. Noi sappiamo quanto
possano essere belli i fumetti, facciamolo sapere agli altri!
Grazie
Brian. In Italia il mercato fumettistico è messo meglio,
ma certi consigli valgono anche per noi!

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